Passi di tango contro il sig. Parkinson (Gente Veneta)

Lunedi, 3 Maggio 2010

Passi di tango contro il sig. Parkinson

A

ffascinante, appassionante come non te l’aspetti, anche per chi da qualche anno ha scoperto quella malattia che rende tutto più incerto e difficile, parlare, scrivere, camminare… Tutto, tranne lasciarsi trasportare dal tango.

Tango argentino, quello vero: quello che si ballava nei quartieri popolari di Buenos Aires e che nello Spazio 156, sede dell’omonima associazione di via Torino, è il passatempo perfetto per le persone affette dal Morbo di Parkinson.

Il medico scettico, ma poi… Passatempo, o forse qualcosa di più. Lo spiega il dottor Michele Zecchini, medico di base mestrino, appassionato ballerino amatoriale, che per primo ha avuto l’idea: «Io e mia moglie siamo appassionati di tango argentino e andiamo a scuola di ballo. E cercando informazioni sulla musica – spiega il medico – mi sono imbattuto in modo abbastanza casuale in una serie di articoli che magnificavano il tango argentino come aiuto per la depressione, l’ipertensione, e congressi sui benefici anche nei confronti dei malati di Parkinson. Io ero molto scettico, ma poi ho letto un’intervista al presidente di un’associazione di parkinsoniani che diceva: se ballo, la mattina dopo scrivo meglio…».

Fattiditango e Parkinsoniani associati. E da qui, conferma il dottore, il passo è stato breve. «Ho coinvolto il mio maestro Giuseppe Scarparo dell’associazione Fattiditango e ci siamo coordinati: lui mi spiegava il tango e io gli spiegavo il Morbo di Parkinson. Poi siamo partiti con il primo gruppo di prova…». Da qui il coinvolgimento dell’Associazione “Parkinsoniani Associati Mestre-Venezia e Provincia onlus” e del suo presidente Tony Marra, con cui è nato il primo ciclo di lezioni. «Le prime prove le abbiamo fatte nel silenzio generale, volevamo verificare – continua il dottor Zecchini – io ho invitato dei medici, neurologi e fisiatri, uno dei quali una sera mi ha chiesto perché una persona entrando trascinava la gamba, e ballando non lo faceva più».

L’attività aiuta. Ma degli effetti benefici di questa attività solo i diretti interessati potrebbero parlare. Come Gianni, 48 anni, impiegato in un ufficio di Mestre: «Mi hanno diagnosticato la malattia nel 2006 – racconta – da allora, ovviamente, ho provato un po’ di tutto, certo non avevo mai ballato in vita mia, ma ho voluto provare anche questo. Intanto, se uno si concentra sui passi che deve fare non pensa ai suoi malanni, poi avere un’attività di gruppo aiuta: mi sto trovando bene, quando sono qui l’ora alla settimana mi passa velocemente, senza problemi di qualsiasi tipo e questo mi sembra positivo, già il fatto di aver cominciato a ballare è un risultato ed è un’esperienza che consiglio».

Per camminare aiuta. Eppure, anche a passo di danza il dottore ci va con i piedi di piombo. «Non vogliamo parlare di uso terapeutico del ballo, ma di un passatempo che oggi coinvolge una decina di persone a Mestre: vengono qui, non saltano una lezione, fanno tutti gli esercizi, si divertono e alla prima occasione si mettono a ballare». E qualcuno, pur senza gridare al miracolo, afferma che anche camminare per la strada con in testa un brano di tango aiuta.

Sul perché di questi risultati, la comunità scientifica sta ancora ragionando. «C’è una grossa discussione in corso – ammette il dottor Zecchini – il tango argentino è un ballo che non ha schemi precostituiti, è fondato su cambi di direzione, di ritmo e di velocità, e qualcuno dice che sfrutta gli schemi nervosi dell’organismo. I non malati sfruttano cioè i circuiti nervosi che sono integri, i malati sono invece guidati a ripercorrere i meccanismi nervosi corretti».

Volontà di partecipazione. Un risultato di cui va fiera anche Marzia Rocchi, presidente dell’associazione culturale “Lo Spazio 156”, tra i primi a credere al progetto: «L’Associazione si prefigge di essere punto di incontro tra persone di tutte le età, con interessi e passioni diverse, ma la stessa volontà di partecipazione in una società che non offre quasi più occasioni e spazi di incontro e confronto, importante soprattutto in casi come questo». Organizza anche corsi di flamenco e danza jazz, di Tai Chi e Shiatsu, corsi di storia dell’arte e visite guidate, corsi di disegno, pittura, decorazione e ceramica. Per info tel. 328.68. 41833.

Maria Paola Scaramuzza

Tratto da GENTE VENETA, n.17/2010

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