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Imparare tango online – Lezione zero

Leggendo le statistiche degli accessi a questo blog ho trovato che spesso chi arriva da queste parti sta cercando come imparare a ballare il tango argentino online.

Il dubbio più diffuso tra chi vorrebbe imparare il tango argentino è proprio quello che possa essere un ballo troppo difficile. Magari è per questo che c’è chi cerca delle lezioni online: per scoprire quanto difficile possa essere in realtà ed arrivare già preparato ad un corso. O forse per supplire a delle necessità sorte durante un corso regolare.

Come per ogni tipo di ballo, imparare da soli è difficile, ma non impossibile. Considerate, però che l’aiuto di un maestro rende l’apprendimento più facile e veloce, evita che si imbocchino dei percorsi che non portano da nessuna parte e soprattutto rende l’apprendimento del ballo un’esperienza divertente e sicura. Sempre che si scelga un maestro qualificato. Ballare è e deve essere un’esperienza divertente, non una corsa ad ostacoli in cui chi sopravvive vince. Voleos, volcadas e ganchos non si apprendono al prezzo di fastidiosi strappi muscolari, ma attraverso un percorso che tenga conto della preparazione e delle capacità degli allievi: ci si arriva per gradi, avendo in mente dove si vuole arrivare ed in quanto tempo. Non è raro, purtroppo, che maestri più o meno qualificati insegnino nei corsi per principianti figure che richiedono una certa preparazione tecnica per poter essere eseguite: il risultato è che nelle migliori delle ipotesi si finisce con l’apprendere dei difetti da cui sarà difficile liberarsi. Nella peggiore, si va a casa con uno strappo che vi costringerà ad un mese di inattività o con un mal di schiena tutt’altro che salutare. L’apprendimento di un ballo è proprio il caso in cui chi va piano va sano e va lontano.

Comunque, a dispetto di quanto normalmente si creda, il tango argentino è un ballo molto molto semplice: la sua potenza sta nel fatto che i movimenti di base non sono per nulla complicati. Non c’è un passo base da apprendere, né ci sono delle sequenze di passi da sapere a memoria per potersi considerare dei ballerini.

Come ho già scritto in un altro post su questo blog, in media dopo tre mesi di corso (ogni settimana un’ora e mezza di lezione ed un’ora di pratica per ripassare le nozioni apprese) si può tranquillamente andare a ballare in milonga (il nome dei posti dove si balla tango) senza sfigurare.

Probabilmente, l’idea che il tango sia difficile nasce nell’ambiente del ballo da sala, dove l’approccio al ballo è completamente diverso: tipicamente, nel ballo di coppia ognuno impara a perfezione la propria parte separatamente e soltanto quando questo processo è giunto a perfezione ci si mette insieme a ballare. Questa cosa assolutamente non accade nel tango argentino, dove non si imparano “passi”, ma si impara a comunicare senza parole con il proprio partner di ballo.

In poche parole: per ballare il tango argentino è necessario imparare abilità e non coreografie.

A differenza della maggior parte dei balli di coppia, il tango argentino non ha un passo base, è invece un ballo in cui sono privilegiate l’improvvisazione e la comunicazione all’interno della coppia, pertanto non ha assolutamente sequenze o coreografie precostituite.

Va da sé, comunque, che in un corso per principianti le basi siano presentate sotto forma di piccole sequenze a difficoltà progressiva, per consentire a chi apprende di familiarizzare col “vocabolario” del tango. In seguito, però è assolutamente necessario che tali sequenze siano smontate e rimontate dai singoli ballerini sotto forma di personali invenzioni e variazioni, altrimenti non c’è vera danza, ma meccanica ripetizione di passi. E addio comunicazione! Non esistono passi sbagliati nel tango, a patto che la coppia sia in grado di gestire eventuali situazioni inaspettate, senza che nessuno si accorga di un eventuale malinteso tra i due. Un bravo ballerino non fa accorgere neppure la sua compagna che ci sia stato un imprevisto.

Ballare è una forma di comunicazione non verbale e ballare un tango lo è ancor di più a causa della sua natura: l’improvvisazione, intesa non come realizzazione affrettata, poco curata, senza preparazione della danza ma come invenzione e generazione della danza nel momento stesso dell’esecuzione in base all’ispirazione del momento, è la principale caratteristica del tango argentino. Due tanghi non saranno mai uguali, neppure se ballati dagli stessi ballerini sulla stessa musica. Per raggiungere tale risultato, però, è necessario lavorare su se stessi, sulla propria tecnica e sul proprio modo di comunicare. Il bello ed il brutto del tango è proprio che non si finisce mai di imparare!

Quando si impara una nuova lingua, nessuno pretende di essere un abile oratore in tale lingua in breve tempo, neppure se si maneggia la propria lingua con eccezionali capacità. Questo vale a maggior ragione quando si impara un nuovo ballo: per imparare sarebbe addirittura meglio non avere alcun tipo di esperienza precedente piuttosto che essere molto bravi in un’altra forma di ballo (danza classica, balli latino-americani, balli da sala…).

In particolare, chi proviene dalla danza classica fa molta fatica ad apprendere la postura del tango (che nel tango argentino è fondamentale), ad entrare nell’ordine di idee del “guidare-seguire” e fa fatica a non avere dei passi e delle sequenze da imparare a memoria.

Chi balla salsa, invece, ha la tendenza a muovere il bacino e ad ancheggiare: cosa normale nei balli cubani, ma assolutamente da evitare nel tango argentino.

Ovviamente, queste sono delle generalizzazioni: uno dei nostri migliori allievi è proprio un ballerino di salsa, il quale dopo meno di un anno ballava come normalmente si balla dopo tre anni. Quando andava a ballare gli chiedevano da quanto tempo avesse iniziato: rispondeva che erano dieci mesi e nessuno gli credeva. A volte persino io che l’ho visto iniziare mi dimentico da quanto relativamente poco tempo abbia iniziato a ballare!

Tornando all’apprendimento del tango online, o attraverso dvd e videocassette, se volete cimentarvici, non mancate comunque di informarvi sul posto più vicino a voi dove si tenga una “practica”, un posto, cioé, dove sarete liberi di sperimentare quello che avete imparato e dove troverete altri studenti di tango argentino che stanno facendo lo stesso, coi quali sarà utile scambiare idee, proposte, soluzioni, invenzioni… D’altra parte, è così che è nato il tango: da un crogiolo di idee!

Se siete arrivati a leggere fin qui, allora siete pronti per una lezione online di tango argentino, a proposito di quello che ogni tanguero dovrebbe sapere:

Lezione zero: ascoltare la musica. Per questo esercizio non avete bisogno di un partner, ma di un po’ di tempo tutto per voi. Procuratevi un tango o ascoltate la radio online dedicata al tango la 2×4 che trasmette 24 ore su 24 in diretta da Buenos Aires all’indirizzo http://la2x4.com.ar/ e cominciate a familiarizzare con la musica. Chiudete gli occhi. Ascoltate la melodia. Cercate di indovinare il ritmo. Soltanto quando vi sentirete completamente avvolti dalla musica, aprite gli occhi e muovete i primi passi. Se siete sicuri di non inciampare in nulla, osate addirittura camminare ad occhi chiusi. Lasciatevi rapire dalle note.
Per quanto vi possa sembrare strano, state già ballando il vostro primo tango.

by Milonguita @ 16:29

 

Nel caso abbiate gradito questo post, sentitevi liberi di ripubblicarlo su altri siti, a patto che non ne modifichiate nulla, ne indichiate esplicitamente l’autore (Milonguita) e questo sito (http://milonguita.iobloggo.com) e mi lasciate un commento per indicarmi dove avete intenzione di ripubblicare l’articolo.

In poche parole, questo articolo è pubblicato sotto licenza CC Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia.

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OSVALDO ROLDAN e ANNAMARIA FERRARA

L’ASSOCIAZIONE
FATTIDITANGO di MESTRE
organizza uno Stage intensivo con

OSVALDO ROLDAN e ANNAMARIA FERRARA

Lo stage prevede l’occasione di studio domenica  22/11/2009
Presso Lo spazio 156 di Mestre, Via Torino 156

14.00 – 15.00 Tango livello principiante/ intermedio
15.15 – 16.15 Milonga
16.30 – 17.30 Tango livello intermedio/avanzato
18.00 – 19.00 Tango livello avanzato

Le lezioni si possono prenotare anche singolarmente. Non è richiesta la frequenza per tutte le date.

CURRICULUM DI OSVALDO ROLDAN
Nasce a Rosario, in Argentina ed è residente a Milano da parecchi anni.
E’ considerato uno dei più grandi artisti, esponenti e diffusori del tango milonguero .
E’ famoso per la sua tecnica d’insegnamento.
In oltre vent’anni di carriera ha raggiunto fama internazionale.
Tiene seminari in diverse città d’Italia e d’Europa.

CURRICULUM DI ANNAMARIA FERRARA
Ballerina dotata di una solida formazione in danza classica.
Vive e insegna danza e tango argentino a Roma.
Collabora con Osvaldo da alcuni anni per stages ed esibizioni.

Costi stage:
Lezione di un’ora: €.22
Possibilità acquisto pacchetto di 4 o 3 lezioni

Partecipazione allo stage riservata ai soci AICS.

Costo tessera valida un anno: €.6

INFO:

041/8221525 dalle 16 alle 18
328/6841833 a qualsiasi ora (Giuseppe)

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Cuadernillo letras tango

25 Tangos

1  TODA MI VIDA.

Música: Aníbal Troilo.

Letra: José María Contursi.

Hoy, después de tanto tiempo
de no verte, de no hablarte,
ya cansado de buscarte
siempre, siempre,
siento que me voy muriendo
por tu olvido, lentamente,
y en el frío de mi frente
tus besos no dejarás.

Sé que mucho me has querido
tanto, tanto como yo;
pero, en cambio, yo he sufrido
mucho, mucho más que vos.
No sé porque te perdí,
tampoco sé cuándo fue,
pero a tu lado dejé
toda mi vida,
y hoy que estás lejos de mí
y has conseguido olvidar,
soy un pasaje de tu vida, nada más.
¡Es tan poco lo que falta
para irme con la muerte!
Ya mis ojos no han de verte
nunca, nunca.

Y si un día, por mi culpa,
una lágrima vertiste,
porque tanto me quisiste
sé que me perdonarás.

2  QUÉ QUERÉS CON ESE LORO.

Música: Enrique Delfino.

Letra: Manuel Romero.

Me largaste sin decirme hasta la vista
como un cobarde desgraciao sin corazón.
Una noche fuiste a ver una revista
y no volviste al terminarse la función.
Me han contao que te engrupió una bataclana
con las ojeras muy pintadas de azulao,
flaca y lunga, un vestidito de bananas
y una tirita sujetando el estofao…

¡Y me has cambiao,
gran desgraciao,
por ese escuálido loro!
Te has agenciao
un bacalao
con un perfil de llobaca…
Ya te has armao…
Tené cuidao
y escabullí tu tesoro,
¡que es tan fiera, huesuda y fulera,
la ve la perrera y… adiós!

Según dicen las personas de buen gusto
ese esperpento que tu amor me ha disputao
es un bagre que a cualquiera le da un susto
si te lo cacha por la noche descuidao.
Y aseguran los que han visto a tu adorada
meterle al diente cuando está en el Tropezón
que es mejor que convidarla a una morfada
comprarle un traje y un tapado de visón.

3  NARANJO EN FLOR.

Música: Virgilio Expósito.

Letra: Homero Expósito.

Era más blanda que el agua,
que el agua blanda,
era más fresca que el río,
naranjo en flor.
Y en esa calle de estío,
calle perdida,
dejó un pedazo de vida
y se marchó…

Primero hay que saber sufrir,
después amar, después partir
y al fin andar sin pensamiento…
Perfume de naranjo en flor,
promesas vanas de un amor
que se escaparon con el viento.
Después…¿qué importa el después?
Toda mi vida es el ayer
que me detiene en el pasado,
eterna y vieja juventud
que me ha dejado acobardado
como un pájaro sin luz.

¿Qué le habrán hecho mis manos?
¿Qué le habrán hecho
para dejarme en el pecho
tanto dolor?
Dolor de vieja arboleda,
canción de esquina
con un pedazo de vida,
naranjo en flor.

4  MALENA.

Música: Lucio Demare.

Letra: Homero Manzi.

Malena canta el tango como ninguna
y en cada verso pone su corazón.
A yuyo del suburbio su voz perfuma,
Malena tiene pena de bandoneón.
Tal vez allá en la infancia su voz de alondra
tomó ese tono oscuro de callejón,
o acaso aquel romance que sólo nombra
cuando se pone triste con el alcohol.
Malena canta el tango con voz de sombra,
Malena tiene pena de bandoneón.

Tu canción
tiene el frío del último encuentro.
Tu canción
se hace amarga en la sal del recuerdo.
Yo no sé
si tu voz es la flor de una pena,
só1o sé que al rumor de tus tangos, Malena,
te siento más buena,
más buena que yo.

Tus ojos son oscuros como el olvido,
tus labios apretados como el rencor,
tus manos dos palomas que sienten frío,
tus venas tienen sangre de bandoneón.
Tus tangos son criaturas abandonadas
que cruzan sobre el barro del callejón,
cuando todas las puertas están cerradas
y ladran los fantasmas de la canción.
Malena canta el tango con voz quebrada,
Malena tiene pena de bandoneón.

5  MALEVAJE.

Música: Juan de Dios Filiberto.

Letra: Enrique Santos Discépolo.

Decí, por Dios, ¿qué me has dao,
que estoy tan cambiao,
no sé más quien soy?
El malevaje extrañao,
me mira sin comprender…
Me ve perdiendo el cartel
de guapo que ayer
brillaba en la acción…
¿No ves que estoy embretao,
vencido y maniao
en tu corazón?

Te vi pasar tangueando altanera
con un compás tan hondo y sensual
que no fue más que verte y perder
la fe, el coraje,
el ansia ‘e guapear.
No me has dejao ni el pucho en la oreja
de aquel pasao malevo y feroz…
¡Ya no me falta pa’ completar
más que ir a misa e hincarme a rezar!

Ayer, de miedo a matar,
en vez de pelear
me puse a correr…
Me vi a la sombra o finao;
pensé en no verte y temblé…
¡Si yo, -que nunca aflojé-
de noche angustiao
me encierro a yorar!…
Decí, por Dios, ¿qué me has dao,
que estoy tan cambiao,
no sé más quien soy?

6  AFICHES.

Música: Atilio Stampone.

Letra: Homero Expósito.

Cruel en el cartel,
la propaganda manda cruel en el cartel,
y en el fetiche de un afiche de papel
se vende la ilusión,
se rifa el corazón…
Y apareces tú
vendiendo el último jirón de juventud,
cargándome otra vez la cruz.
¡Cruel en el cartel, te ríes, corazón!
¡Dan ganas de balearse en un rincón!

Ya da la noche a la cancel
su piel de ojera…
Ya moja el aire su pincel
y hace con él la primavera…
¿Pero qué?
si están tus cosas pero tú no estás,
porque eres algo para todos,
como un desnudo de vidriera…
¡Luché a tu lado, para ti,
por Dios, y te perdí!

Yo te di un hogar…
¡Siempre fui pobre, pero yo te di un hogar!
Se me gastaron las sonrisas de luchar,
luchando para ti,
sangrando para ti…
Luego la verdad,
que es restregarse con arena el paladar
y ahogarse sin poder gritar.
Yo te di un hogar…
-¡fue culpa del amor!-
¡Dan ganas de balearse en un rincón!

7  MAQUILLAJE.

Música: Virgilio Expósito.

Letra:_ Homero Expósito.

No…
ni es cielo ni es azul,
ni es cierto tu candor,
ni al fin tu juventud.
Tú compras el carmín
y el pote de rubor
que tiembla en tus mejillas,
y ojeras con verdín
para llenar de amor
tu máscara de arcilla.

Tú,
que tímida y fatal
te arreglas el dolor
después de sollozar,
sabrás cómo te amé,
un día al despertar
sin fe ni maquillaje,
ya lista para el viaje
que desciende hasta el color final…

Mentiras…
son mentiras tu virtud,
tu amor y tu bondad
y al fin tu juventud.
Mentiras…
¡te maquillaste el corazón!
¡Mentiras sin piedad!
¡Qué lástima de amor!

10  COMO DOS EXTRAÑOS.

Música: Pedro Laurenz.

Letra: José María Contursi.

Me acobardó la soledad
y el miedo enorme de morir lejos de ti…
¡Qué ganas tuve de llorar
sintiendo junto a mí
la burla de la realidad!
Y el corazón me suplicó
que te buscara y que le diera tu querer…
Me lo pedía el corazón
y entonces te busqué
creyéndote mi salvación…

Y ahora que estoy frente a ti
parecemos, ya ves, dos extraños…
Lección que por fin aprendí:
¡cómo cambian las cosas los años!
Angustia de saber muertas ya
la ilusión y la fe…
Perdón si me ves lagrimear…
¡Los recuerdos me han hecho mal!

Palideció la luz del sol
al escucharte fríamente conversar…
Fue tan distinto nuestro amor
y duele comprobar
que todo, todo terminó.
¡Qué gran error volverte a ver
para llevarme destrozado el corazón!
Son mil fantasmas, al volver
burlándose de mí,
las horas de ese muerto ayer…

11  MANO A MANO.

Música: Carlos Gardel / José Razzano.

Letra: Celedonio Flores.

Rechiflado en mi tristeza, te evoco y veo que has sido
en mi pobre vida paria sólo una buena mujer.
Tu presencia de bacana puso calor en mi nido,
fuiste buena, consecuente, y yo sé que me has querido
como no quisiste a nadie, como no podrás querer.

Se dio el juego de remanye cuando vos, pobre percanta,
gambeteabas la pobreza en la casa de pensión.
Hoy sos toda una bacana, la vida te ríe y canta,
Ios morlacos del otario los jugás a la marchanta
como juega el gato maula con el mísero ratón.

Hoy tenés el mate lleno de infelices ilusiones,
te engrupieron los otarios, las amigas y el gavión;
la milonga, entre magnates, con sus locas tentaciones,
donde triunfan y claudican milongueras pretensiones,
se te ha entrado muy adentro en tu pobre corazón.

Nada debo agradecerte, mano a mano hemos quedado;
no me importa lo que has hecho, lo que hacés ni lo que harás…
Los favores recibidos creo habértelos pagado
y, si alguna deuda chica sin querer se me ha olvidado,
en la cuenta del otario que tenés se la cargás.

Mientras tanto, que tus triunfos, pobres triunfos pasajeros,
sean una larga fila de riquezas y placer;
que el bacán que te acamala tenga pesos duraderos,
que te abrás de las paradas con cafishos milongueros
y que digan los muchachos: Es una buena mujer.
Y mañana, cuando seas descolado mueble viejo
y no tengas esperanzas en tu pobre corazón,
si precisás una ayuda, si te hace falta un consejo,
acordate de este amigo que ha de jugarse el pellejo
pa’ayudarte en lo que pueda cuando llegue la ocasión.

13  YIRA YIRA.

Música: Enrique Santos  Discépolo.

Letra: Enrique Santos Discépolo.

Cuando la suerte qu’ es grela,
fayando y fayando te largue parao;
cuando estés bien en la vía,
sin rumbo, desesperao;
cuando no tengas ni fe,
ni yerba de ayer secándose al sol;
cuando rajés los tamangos
buscando ese mango
que te haga morfar…
la indiferencia del mundo
-que es sordo y es mudo-
recién sentirás.

Verás que todo el mentira,
verás que nada es amor,
que al mundo nada le importa…
¡Yira!… ¡Yira!…
Aunque te quiebre la vida,
aunque te muerda un dolor,
no esperes nunca una ayuda,
ni una mano, ni un favor.

Cuando estén secas las pilas
de todos los timbres que vos apretás,
buscando un pecho fraterno
para morir abrazao…
Cuando te dejen tirao
después de cinchar lo mismo que a mí.
Cuando manyés que a tu lado
se prueban la ropa que vas a dejar…
Te acordarás de este otario
que un día, cansado,
¡se puso a ladrar!

15  MARGOT.

Música: José Ricardo / Carlos Gardel.

Letra: Celedonio Flores.

Se te embroca desde lejos, pelandruna abacanada,
que has nacido en la miseria de un convento de arrabal…
Porque hay algo que te vende, yo no sé si es la mirada,
la manera de sentarte, de mirar, de estar parada
o ese cuerpo acostumbrado a las pilchas de percal.
Ese cuerpo que hoy te marca los compases tentadores
del canyengue de algún tango en los brazos de algún gil,
mientras triunfa tu silueta y tu traje de colores,
entre el humo de los puros y el champán de Armenonville.

Son macanas, no fue un guapo haragán ni prepotente
ni un cafisho de averías el que al vicio te largó…
Vos rodaste por tu culpa y no fue inocentemente…
¡berretines de bacana que tenías en la mente
desde el día que un magnate cajetilla te afiló!

Yo recuerdo, no tenías casi nada que ponerte,
hoy usas ajuar de seda con rositas rococó,
¡me reviente tu presencia… pagaría por no verte…
si hasta el nombre te han cambiado como has cambiado de suerte:
ya no sos mi Margarita, ahora te llaman Margot!

Ahora vas con los otarios a pasarla de bacana
a un lujoso reservado del Petit o del Julien,
y tu vieja, ¡pobre vieja! lava toda la semana
pa’ poder parar la olla, con pobreza franciscana,
en el triste conventillo alumbrado a kerosén.

16  SUR.

Música: Anibal Troilo.

Letra: Homero Manzi.

San Juan y Boedo antigua, y todo el cielo,
Pompeya y más allá la inundación.
Tu melena de novia en el recuerdo
y tu nombre florando en el adiós.
La esquina del herrero, barro y pampa,
tu casa, tu vereda y el zanjón,
y un perfume de yuyos y de alfalfa
que me llena de nuevo el corazón.

Sur,
paredón y después…
Sur,
una luz de almacén…
Ya nunca me verás como me vieras,
recostado en la vidriera
y esperándote.
Ya nunca alumbraré con las estrellas
nuestra marcha sin querellas
por las noches de Pompeya…
Las calles y las lunas suburbanas,
y mi amor y tu ventana
todo ha muerto, ya lo sé…

San Juan y Boedo antiguo, cielo perdido,
Pompeya y al llegar al terraplén,
tus veinte años temblando de cariño
bajo el beso que entonces te robé.
Nostalgias de las cosas que han pasado,
arena que la vida se llevó
pesadumbre de barrios que han cambiado
y amargura del sueño que murió.

17  COMO ABRAZADO A UN RENCOR.   1.931

Música: Rafael Rossi.

Letra: Antonio Miguel Podestá.

“Está listo”, sentenciaron las comadres y el varón,
ya difunto en el presagio, en el último momento
de su pobre vida rea, dejó al mundo el testamento
de estas amargas palabras, piantadas de su rencor…

Esta noche para siempre terminaron mis hazañas
un chamuyo misterioso me acorrala el corazón,
alguien chaira en los rincones el rigor de la guadaña
y anda un algo cerca ‘el catre olfateándome el cajón.
Los recuerdos más fuleros me destrozan la zabeca:
una infancia sin juguetes, un pasado sin honor,
el dolor de unas cadenas que me queman las muñecas
y una mina que arrodilla mis arrestos de varón.

Yo quiero morir conmigo,
sin confesión y sin Dios,
crucificao en mis penas
como abrazao a un rencor.
Nada le debo a la vida,
nada le debo al amor:
aquélla me dio amargura
y el amor, una traición.

Yo no quiero la comedia de las lágrimas sinceras,
ni palabras de consuelo, no ando en busca de un perdón;
no pretendo sacramentos ni palabras funebreras:
me le entrego mansamente como me entregué al botón.
Sólo a usté, mama lejana, si viviese, le daría
el derecho de encenderle cuatro velas a mi adiós,
de volcar todo su pecho sobre mi hereje agonía,
de llorar sobre mis manos y pedirme el corazón…

19  YUYO VERDE.

Música: Domingo Federico.

Letra: Homero Expósito.

Callejón, callejón,
Lejano, lejano.
Íbamos perdidos de la mano
bajo un cielo de verano
soñando en vano.
Un farol, un portón
-igual que en un tango-
y los dos perdidos de la mano
bajo el cielo de verano
que partió.

Déjame que llore crudamente
con el llanto viejo adiós.
Donde el callejón se pierde
brotó ese yuyo verde
del perdón.
Déjame que llore y te recuerde
-trenzas que me anudan al portón-
De tu país ya no se vuelve
ni con el yuyo verde
del perdón.

¿Dónde estás? ¿Dónde estás?
¿A dónde te has ido?
¿Dónde están las plumas de mi nido,
la emoción de haber vivido
y aquel cariño?
Un farol, un portón
-igual que un tango-
y este llanto mío entre mis manos
y ese cielo de verano
que partió.

20  LAS CUARENTA.

Música: Roberto Grela.

Letra: Francisco Gorrindo.

Con el pucho de la vida apretado entre los labios,
la mirada turbia y fría, un poco lerdo el andar,
dobló la esquina del barrio y, curda ya de recuerdos,
como volcando un veneno esto se le oyó acusar.

Vieja calle de mi barrio donde he dado el primor paso,
vuelvo a vos, gastado el mazo en inútil barajar,
con una llaga en el pecho, con mi sueño hecho pedazos,
que se rompió en un abrazo que me diera la verdad.

Aprendí todo lo malo, aprendí todo lo bueno,
sé del beso que se compra, sé del beso que se da;
del amigo que es amigo siempre y cuando le convenga,
y sé que con mucha plata uno vale mucho más.

Aprendí que en esta vida hay que llorar si otros lloran
y, si la murga se ríe, hay que saberse reír;
no pensar ni equivocado… ¡Para qué, si igual se vive!
¡Y además corrés el riesgo de que te bauticen gil!

La vez que quise ser bueno en la cara se me rieron;
cuando grité una injusticia, la fuerza me hizo callar;
la experiencia fue mi amante; el desengaño, mi amigo…
Toda carta tiene contra y toda contra se da!

Hoy no creo ni en mí mismo. .. Todo es grupo, todo es falso,
y aquél, el que está más alto, es igual a los demás…
Por eso, no has de extrañarte si, alguna noche, borracho,
me vieras pasar del brazo con quien no debo pasar.

22  MELODÍA DE ARRABAL.

Música: Carlos Gardel.

Letra: Alfredo Le Pera / Mario Battistella.

Barrio plateado por la luna,
rumores de milonga
es toda su fortuna.
Hay un fueye que rezonga
en la cortada mistonga,
mientras que una pebeta,
linda como una flor,
espera coqueta
bajo la quieta
luz de un farol.

Barrio… barrio..
que tenés el alma inquieta
de un gorrión sentimental.
Penas…ruego…
¡esto todo el barrio malevo
melodía de arrabal!
Barrio… barrio…
perdoná si al evocarte
se me pianta un lagrimón,
que al rodar en tu empedrao
es un beso prolongao
que te da mi corazón.

Cuna de tauras y cantores,
de broncas y entreveros,
de todos mis amores.
En tus muros con mi acero
yo grabé nombres que quiero.
Rosa, “la milonguita”,
era rubia Margot,
en la primer cita,
la paica Rita
me dio su amor.

23  MUÑECA BRAVA.

Música: Luis Visca.

Letra: Enrique Cadícamo.

Che “madam” que parlás en francés
y tirás ventolín a dos manos,
que cenas escabiás copetín bien frapé
y tenés gigoló bién bacán…
Sos un biscuit
de pestañas muy arqueadas…
Muñeca brava
bien cotizada.
¡Sos del Trianón…
del Trianón de Villa Crespo…
Milonguerita,
juguete de ocasión…

Tenés un camba que te hacen gustos
y veinte abriles que son diqueros,
y muy repleto tu monedero
pa´ patinarlo de Norte a Sud…
Te baten todos Muñeca Brava
porque a los giles mareás sin grupo,
pa´ mi sos siempre la que no supo
guardar un cacho de amor y juventud.

Campaneá la ilusión que se va
y embrocá tu silueta de rango,
y si el llanto te viene a buscar
escurrí tu dolor y reí…
Meta champán que la vida se te escapa,
Muñeca Brava, flor de pecado…
Cuando llegués
al final de tu carrera,
tus primaveras
verás languidecer

24  CONFESIÓN.

Música: Enrique Santos Discépolo.

Letra: Enrique Santos Discépolo.

Fue a conciencia pura que perdí tu amor…
¡Nada más que por salvarte!
Hoy me odias y yo feliz,
me arrincono pa’ llorarte…
El recuerdo que tendrás de mí será horroroso,
me verás siempre golpeándote como un malvao…
¡Y si supieras, bien, qué generoso
fue que pagase así tu buen amor..!

¡Sol de mi vida!…
fui un fracasao
y en mi caída
busqué dejarte a un lao,
porque te quise
tanto…¡tanto!
que al rodar,
para salvarte
solo supe
hacerme odiar.
Hoy, después de un año atroz, te vi pasar:
¡me mordí pa’ no llamarte!…
Ibas linda como un sol…
¡Se paraban pa’ mirarte!
Yo no sé si el que tiene así se lo merece,
sólo sé que la miseria cruel que te ofrecí,
me justifica al verte hecha una reina
que vivirás mejor lejos de mí..!

25  NOSTALGIAS.

Música: Juan Carlos Cobián.

Letra: Enrique Cadícamo.

Quiero emborrachar mi corazón
para apagar un loco amor que más que amor es un sufrir…
Y aquí vengo para eso,
a borrar antiguos besos en los besos de otras bocas…
Si su amor fue “flor de un día”
¿porqué causa es siempre mía esa cruel preocupación?
Quiero por los dos mi copa alzar
para olvidar mi obstinación y más la vuelvo a recordar.

Nostalgias de escuchar su risa loca
y sentir junto a mi boca
como un fuego su respiración.
Angustia de sentirme abandonado
y pensar que otro a su lado
pronto… pronto le hablará de amor…
¡Hermano! Yo no quiero rebajarme,
ni pedirle, ni llorarle,
ni decirle que no puedo más vivir…
Desde mi triste soledad veré caer
las rosas muertas de mi juventud.

Gime, bandoneón, tu tango gris,
quizá a ti te hiera igual
algún amor sentimental…
Llora mi alma de fantoche
sola y triste en esta noche,
noche negra y sin estrellas…
Si las copas traen consuelo
aquí estoy con mi desvelo
para ahogarlos de una vez…
Quiero emborrachar mi corazón
para después poder brindar
“por los fracasos del amor”…

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Il maestro di tango

Cosa significa essere oggi un maestro di tango argentino

…è colui che dopo anni di ballo e studio sente di poter trasmettere ad altri la sua arte.

 

Purtroppo le mode creano spesso falsi maestri , che senza una preparazione adeguata, si buttano ad insegnare le più svariate discipline tra cui il tango argentino.

Si aprono scuole in continuazione da parte di chi ha spesso fatto al massimo un anno o due di corso.

Il malcapitato allievo, ignaro di tutto, si affida a questi sedicenti insegnanti e ne trae spesso solo un danno.

Il maestro di tango ha delle caratteristiche ben specifiche e le trovate qui elencate:

1) balla da più di 10 anni

2) lo fa di professione

3) dedica 2/3 ore al giorno alla formazione e autoformazione.

4) insegna in uno spazio proprio ( indice che ha le capacità per vivere del suo lavoro nel tango)

5) è un ottimo ballerino

6) non insegna figure ma postura, tempo, compas, abbraccio chiuso, gestione dello spazio, rispetto per la ballerina, rispetto per gli altri.

7) conosce la storia del tango e ha letto molti libri sull’argomento.

8) appena entrati a scuola vi consiglia/obbliga  di leggere dei libri sul tango (tutti i libri, non solo alcuni scelti all’uopo)

9) non insegna la salida basica o cruzada vera morte del tango.

10) vi mette in grado di andare a ballare in giro per milongas dopo una adeguata pratica a scuola.

 

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Fattiditango e parkinson

Continuano con grande successo i corsi di tango argentino tenuti dal Maestro Giuseppe Scarparo dell’associazione Fattiditango.

Il dott Scarparo coadiuvato da una equipe di medici inizierà questa sera i corsi per persone affette da Morbo di Parkinson.
Dopo una fase di studio e di preparazione il dott Scarparo è stato scelto come miglior candidato per la gestione di questi corsi per la sua grande conoscenza del tango argentino, per la sua cultura universitaria e per la sua grande professionalità.

Venerdì scorso presso la sala riunioni dell’ordine dei medici di Mestre/Venezia in via Mestrina 86,  si è tenuta la conferenza stampa su questa nuova iniziativa promossa dall’associazione FattidiTango in collaborazione con l’associazione  “PARKINSONIANI ASSOCIATI”  DI MESTRE VENEZIA E PROVINCIA …

i corsi si terranno ogni lunedì alle ore 20.00 presso L’ASD Lo spazio 156, Via Torino 156 Mestre Ve.

info corsi:
041/8221525
328/6841833
lospazio156@gmail.com
http://www.fattiditango.net

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Stage Osvaldo Roldan

Sabato 14 novembre

avremo come Gradito ospite Il Maestro Osvaldo Roldan


A breve costi e orari.

per chi volesse prenotarsi può chiamare il 328/6841833


Osvaldo Roldan

Nasce a Rosario, Argentina ed è residente a Milano. Nel 1984 comincia a Rosario i suoi studi di tango e folklore con Anibal Pannunzio ed entra a far parte del “Ballet de Tango y Folklore Provincia de Santa Fe” diretto da Pannunzio. E’ ballerino nella trasmissione televisiva “A todo tango” diretta da Enrique Dumás, Canal 5, Rosario. Nel 1986 perfeziona i suoi studi di folklore con Eduardo Italiano e Cristina Silvera. ed entra a far parte del “Ballet Folklorico de Rosario” da loro diretto. E’ ballerino in “Argentina para Hispanoamérica” di E. Italiano, C. Silvera e A. Pannunzio, Festival de Cosquín, Cordoba. Ballerino in “Reencuentro” diretto da Jorge Falcón, Teatro Fundación Astengo, Rosario. Nel 1987 si incorpora al Gruppo di Tango “Casa 9” diretto da Victoria Colosio. Ballerino in “Vengo a rescatarte tango” di Victoria Colosio. E’ invitato dalla città di Paso Fundo, Brasile , come insegnante di tango e folklore argentino presso la Compagnia di danza brasiliana “Terra Pampeana”. Nel 1988 è ballerino in “Casilda canta y baila”, Casilda, Santa Fe. Ballerino e coreografo in “Tango en años de luz” con la direzione musicale di Javier Lo Re. Nel 1989, con Eugenia Calligaro, rappresenta la città di Rosario nella “Primer Bienal de Arte Joven”, Buenos Aires. Si trasferisce a Buenos Aires. dove continua i suoi studi di tango con vari insegnanti: Gustavo Naveira, Mayoral y Elsa Maria, Antonio Todaro, Pocho Pizarro, con i quali perfeziona lo studio di diversi stili di tango (canyengue, de salòn, milonga, ecc.). E’ballerino nello spettacolo “Tango mio” di Monica e Luciano Frias con la direzione artistica di Fernando Soler, Casa de Tango “Tango mio”, Buenos Aires. Nel 1990 è ballerino “Imagenes de tango y folk” con la direzione di Hector Aure e le coreografie di Ana Maria Stekelman, Orchestra di Horacio Salgàn, Teatro Pablo Neruda, Buenos Aires. Ballerino nel programma televisivo “Sabados musicales” nello special “Tango y punto” con i cantanti Alberto Podestà, Roberto Rufino e Nestor Fabian, Canale 2, Buenos Aires. Ballerino in “Homenaje a Hugo del Carril” con la “Orquesta Juvenil del tango” diretta da Osvaldo Siri, Teatro Municipal de Buenos Aires. Nel 1991 si trasferisce in Italia invitato da Victoria Colosio, dove inizia la sua attività di insegnamento in diverse città italiane ed europee. E’ protagonista del video clip per la canzone di Mina “Insieme”. Ballerino nello spettacolo “Tango magico” di Victoria Colosio, Teatro Nobel, Milano. Nel 1992 è invitato dall’ Università della danza di Parigi a tenere un seminario internazionale di tango a Chateau de Ligoure, Francia. Insegnante nel video didattico “Tango Argentino”, Fratelli Fabbri Editori. Nel 1993 crea lo spettacolo “Noche de tango” con Monica Maria ed il gruppo Javier Pérez Forte, Andrea Cazzaniga, Edgar Chango González. Ballerino nel video “La penultima verità”,regia di Luca Sartini, musiche di Javier Pérez Forte. Da luglio ad ottobre si trasferisce in Argentina, tra Buenos Aires e Rosario dove partecipa come ballerino ospite al “Festival Internazionale del Mate”, Casilda, Provincia de Cordoba. E’ ballerino ospite di “Arrigo Cappelletti Quartet” con Olivier Manoury al bandoneón al JAZZ SET, Teatro Ringhiera, Milano e World Trade Center, Genova. Nel 1994 è danzatore ed attore nel gruppo teatrale Metamorphosis con la direzione artistica di Coco Leonardi per lo spettacolo “Il verdetto” di Coco

Leonardi. Ballerino e coreografo nella tournè italiana di “Omaggio al tango” con il Quinteto Pulsación Jerez. Nel 1995 è ballerino e coreografo nello spettacolo “Ti racconto tango” ideato con Monica Maria e Coco Leonardi e con la regia di Coco Leonardi, Chiasso, Svizzera. Ballerino e “coreografo ospite” nello spettacolo “La muerte del ángel” di Silvia Vladimivsky e Salo Pasik (Teatro Bellini, Napoli; “Latinoamerica EuroFestival, Maschio Angioino di Napoli; Teatro San Filippo, L’Aquila.) Ballerino ospite della “Compagnia di danza contemporanea Chorea”, Teatro Duse, Bologna. Nel 1996, Al Bolgia Umana di Milano, organizza con Monica Maria, diverse serate di tango con artisti invitati (Hugo Daniel Cuarteto, Gitango) e si esibisce anche come ballerino e coreografo. Ballerino ospite della trasmissione “I cervelloni”, RAI 1. A luglio, è invitato a Siviglia con Monica Maria, da Viento Sur Teatro: insieme tengono seminari di tango e si esibiscono in varie località dell’Andalusia. Presentano lo spettacolo “Te cuento tango” con l’attore Jorge Cuadrelli, Sala Teatral El Cachorro, Siviglia. Con Monica Maria, è ospite del Balletto di Esteban Greco, William’s, Milano. Con Monica Maria, danza in occasione della presentazione, del libro “T come Tango” di Meri Lao, in diverse città italiane. Nel gennaio 1997, fonda a Milano, con Monica Maria ed altri undici appassionati di tango, l’ Associazione Culturale Tangoy, con lo scopo di promuovere e diffondere il tango e la cultura latinoamericana. E’ ballerino ospite della trasmissione “Strettamente personale”, TeleMonteCarlo, Milano. Il 9 aprile ’97 balla all’inaugurazione del Nuovo Piccolo Teatro di Milano con il Trio Nuevos Aires e la cantante Isabel María García. Ad Hannover, Fiera mondiale dell’industria, ballerino nello spettacolo di tango che rappresenta lo stand argentino, con musica dal vivo del Luis Borda. Trio. Nell’estate dello stesso anno danza in numerosi Festivals: “Artisti in piazza”, Castello Gonzaga, Ostiano; “Villeggiare d’estate”, villa Sioli, Bussero; “Festival del Laghi ‘97” con Tango Seis, Parco Comunale di Menaggio; “E..state al Chiostro”, con Luis Borda Cuarteto, ex Monastero S.Agostino, Bergamo; “Premio Salvo Randone”, Caltabellotta, Agrigento; “A qualcuno piace corto”, con Garua Tango Ensamble, Teatro Signorelli, Cortona; “Profumo di Tango”, con Trio NoviTango, Verona. E’ ballerino ospite a “Uno Mattina”, RAI 1, Roma. E’ coreografo dello spot pubblicitario Playtex 97. Nel 1998 continua la collaborazione con Novitango ballando in diversi teatri italiani tra cui il Teatro Annibal Caro di Civitanova Marche in occasione della visita ufficiale di Laura Escalada Piazzolla in Italia . E con Luis Borda Cuarteto (Monaco di Baviera, Palazzo Ducale di Genova). Nel mese di Marzo viene invitato nuovamente in Spagna dove si esibisce in diversi locali dell’Andalusia e tiene un seminario a Siviglia. E’ ballerino e, con Monica Maria crea la coreografia per il film Milonga di Paolo Breccia. Regia di Emidio Greco. Con Giancarlo Giannini. E’ danzatore nello spettacolo Borges Cafè di Paolo Pacca, creato in occasione della rassegna Corpo e Scena ’98. Regia di Massimo Navone. Musica di Luis Borda. In ottobre del ’98 è ballerino e coreografo dello spettacolo Nostalgias: entre tango y fado, creato in occasione del primo incontro Portogallo-Latinoamerica organizzato dall’Istituto Camões di Lisbona, Oporto, Portogallo. Nel 1999 è ballerino e coreografo nello spot Madras ’99. 2000: Ballerino ed insegnante al Secondo Festival Internazionale di Tango a Roma.

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Il Bandoneon: lo strumento principe del tango

Bandoneón

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il bandoneón, chiamato bandonion dal suo inventore, il musicista tedesco Heinrich Band (18211860), è uno strumento musicale della famiglia degli strumenti ad ancia, con mantice, come la concertina e la fisarmonica; può essere diatonico o cromatico. Il bandoneón è lo strumento fondamentale delle orchestre di tango argentine.

Antico bandonion, ca. 1905.

Nacque originariamente come strumento per la musica sacra, per accompagnare i canti durante le processioni, in contrasto con il suo parente più prossimo, la Concertina (Konzertina), strumento considerato più popolare. Gli emigranti tedeschi portarono questo strumento con sé, all’inizio del XX secolo, in Argentina, ove rapidamente incontrò grande successo, e fu presto inserito nel contesto della musica locale.

Come la concertina, il bandoneón si suona tenendolo fra le mani, comprimendone ed espandendone il mantice e premendone con le dita i tasti.

il bandoneón porta su entrambi i lati dei bottoni: ne ha 38 per il registro acuto e 33 per il grave. Ogni tasto emette un suono, e per comporre un accordo è necessario premere più tasti contemporaneamente.

Il bandoneón di Alfred Arnold, ca. 1949.

Molti dei bottoni del bandoneón diatonico (o meglio bisonoro) generano note diverse quando premuti aprendo il mantice rispetto a quando sono premuti durante la chiusura. Ciò significa che ogni gruppo di tasti ha in effetti due schemi di esecuzione: uno per le note in apertura ed uno per le note in chiusura. Giacché i tasti di pertinenza di una mano sono differenti da quelli dell’altra mano, si devono dunque imparare quattro differenti posizioni dei tasti per riuscire a suonare lo strumento.

Inoltre, nessuno di tali schemi presenta una sequenza scalare di note.alcuni dei tasti adiacenti sono disposti a formare triadi: per esempio, i bottoni sotto tre dita vicine possono produrre i suoni LAb, DO e MIb quando lo strumento è compresso, e SOL, SIb e REb quando è aperto. Questo rende più facile eseguire una semplice melodia con I-V armonia, ma abbastanza difficoltoso suonare dei passaggi scalari elaborati.

Il bandoneón cromatico ha una struttura interna ed esterna sostanzialmente identica al bandoneón diatonico, ma la corrispondenza tra bottoni e suoni è diversa: premendo un bottone si ha la stessa nota sia aprendo il mantice che chiudendolo. La disposizione dei bottoni segue una logica cromatica, per cui la progressione avviene per gruppi di tre bottoni tipo DO-DO#-RE poi RE#-MI-FA, eccetera.

Il bandoneón è conosciuto fra i tangueros come “fuelle“, “mantice, soffietto”: e il fuelle è l’anima delle orchestre di questo genere. Un tango di Pascual Contursi (testi) e Juan Bautista Deambroggio (musica), composto nel 1928 e che Carlos Gardel incorporò nel suo repertorio, tratta già il bandoneón come un figlio adottivo: “Bandoneón arrabalero, / viejo fuelle desinflado, / te encontré como a un pebete / que la madre abandonó” (“Bandoneón dei sobborghi, vecchio soffietto sgonfio, ti ho incontrato come un bimbetto che la madre ha abbandonato”).

Fra i più importanti bandoneonistas argentini si devono citare almeno Juan D’Arienzo, Astor Piazzolla, Eduardo Arolas, Pedro Maffia, Pedro Laurenz, Ciriaco Ortíz, Osvaldo Fresedo, Aníbal Troilo, Roberto Di Filippo, Alejandro Barletta, José Libertella, Leopoldo Federico, Daniel Cabrera, Dino Saluzzi, Raúl Garello, Néstor Marconi.

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tango patrimonio de la humanidad

Sempre più spesso vedo questo povero tango bistrattato e maltrattato . Sembra che per forza si debba italianizzare tutto. Il tango argentino ha delle caratteristiche che lo distinguono da tutti gli altri balli ed è questa sua unicità ad averlo portato dov’è oggi, al punto da essere diventato patrimonio dell’umanità.

Cultura

Domingo 05.10.2008)

Porteños y uruguayos quieren que el tango sea de la humanidad Piden que se lo declare patrimonio cultural Buenos Aires y Montevideo decidieron tender un puente sobre el Río de la Plata y unieron fuerzas y estrategias para solicitar a la Unesco que el tango sea declarado patrimonio cultural inmaterial de la humanidad. De acuerdo con la Convención para la Salvaguardia del Patrimonio Cultural Inmaterial, que entró en vigor hace dos años, el tango encuentra un contexto adecuado para que, dentro de la diversidad cultural y la creatividad humana que es necesario preservar, se lo proclame como una de las obras maestras del patrimonio oral e inmaterial de la humanidad. En tres proclamaciones sucesivas ?2001, 2003 y 2005?, el organismo que dirige Koichiro Matsuura distinguió 90 formas de expresión y espacios culturales en 70 países. Entre la lista, no exhaustiva, de ámbitos y expresiones que quedan bajo el paraguas de la norma mencionada, se encuentran las tradiciones y expresiones orales, incluido el idioma como vehículo del patrimonio cultural inmaterial, las artes del espectáculo; los usos sociales, los rituales y actos festivos, las técnicas artesanales tradicionales. Con el acuerdo alcanzado por el gobierno de Buenos Aires y la alcaldía de Montevideo, el ministro de Cultura porteño, Hernán Lombardi, y su par uruguayo, el escritor Mauricio Rosencof, pusieron manos a la obra en la presentación titulada: “Tango, un arte musical, coreográfico, poético y corporal sustentable. Un siglo de una forma de expresión artística inalterable, auténtica y profunda del Río de la Plata”. Se podría decir, con palabras de la compositora Eladia Blázquez en su “Candombe de dos orillas”, que Buenos Aires y Montevideo proclaman: “No nos separa el río […]/ somos dos orillas en el Plata, pero un solo corazón”. Arte en dos orillas En diálogo con LA NACION, el ministro Lombardi subrayó que la tarea de presentar el tango como Patrimonio de la Humanidad comenzó en diciembre de 2007, apenas asumió Mauricio Macri como jefe de gobierno : “Nos interesaba mostrar el tango como un producto de la identidad rioplatense. El proceso para la proclamación requiere un plan de manejo y distintas acciones”. Colombia, por caso, ya obtuvo dos proclamaciones de la Unesco: el Carnaval de Barranquilla y el Espacio Cultural de Palenque de San Basilio. Desde Montevideo, el director de Promoción Cultural, Eduardo León Duter, subrayó: “El tango tiene características típicas que justifican su preservación como patrimonio cultural inmaterial. La música, la poesía, la danza tienden a difuminarse en su evolución. No es igual el tango que se baila en Finlandia o en Japón, que el que se baila en una milonga de Montevideo o de Buenos Aires”. Duter ponderó el hecho inédito de que dos ciudades de dos países que llegaron a un pico de máxima tensión hace dos años se unan en esta iniciativa. ¿Qué es lo preservable del tango? Lombardi respondió: “La música, la poesía, la coreografía, los valores que tienen continuidad en los vecindarios suburbanos. Hay tango de salón, tango milonguero, tango caquero . Y la preservación de las letras de tango ayudan a la protección del lunfardo como una expresión de la lengua rioplatense no académica”. El ministro porteño dijo que la presentación fue comunicada a los gobiernos de ambos países. Allí está también el bandoneón, el corazón del tango. En la propuesta ante la Unesco se destaca la necesidad de poner en marcha un programa para entrenar a jóvenes luthiers en la reparación y el mantenimiento de este instrumento esencial para la vitalidad tanguera. Entre las medidas propuestas para asegurar la salvaguarda del tango, ambas ciudades destacan la creación de un Centro Documental del Tango, la creación de la Orquesta de Tango del Río de la Plata, la creación de un sello discográfico y de una editorial para publicar nuevos métodos del bandoneón y partituras, y el desarrollo del programa “Alma de fueye”, para incluir a los jóvenes más desfavorecidos en nuevos proyectos tangueros. Las iniciativas estarán a cargo del Comité para la Preservación del Patrimonio Musical Rioplatense, cuyo funcionamiento demandará una inversión de 350.000 dólares. En noviembre, ambas ciudades harán una ampliación de la propuesta efectuada en París, ante la Unesco. Montevideo y Buenos Aires tienen por delante un plan por desarrollar: digitalizar partituras, investigar testimonios y desarrollar nuevas referencias para fortalecer la proclamación buscada. Cifras que crecen El tango es la segunda expresión cultural más demandada por los turistas extranjeros en Buenos Aires, con un 16,6% de preferencias. La primera es la visita a museos, con el 18,2 por ciento. El fenómeno del tango comenzó a posicionarse en los albores del siglo XXI, con un significativo aumento de los festivales dedicados al dos por cuatro. En 2006, se registraron 127 festivales de tango en todo el mundo. Y en 2007, 150 eventos tangueros. Sólo en los EE.UU. hay más de 13 festivales que van desde Salt Lake City hasta Seattle. Le sigue Italia, con 12 eventos musicales de tango en escenarios, como Pescara, Capri y Roma. Y detrás, se alinea Alemania, con diez festivales en nueve ciudades. Entre otras, Berlín, Hamburgo y Düsseldorf. En octubre y en noviembre, el tango lucirá en París. Este panorama internacional tan auspicioso se completa con la creación de la Cátedra Abierta de Tango, en la Universidad de Pekín, inaugurada durante la visita de Macri en junio último. Consultado sobre la dimensión de la iniciativa rioplatense, el maestro Atilio Stampone dijo a LA NACION: “No hay una expresión cultural, en los géneros populares del mundo, donde tanto la danza como la música y la poesía son de un nivel tan impresionante. El tango, como elemento cultural, identifica a una comunidad”. Recordó que en el nacimiento del tango, como patrimonio rioplatense, intervino la inmigración, desde fines del siglo XIX, “la que incorporó un contenido social y cultural tremendo”, y la conversión del bandoneón, “que nació como un instrumento de música religiosa”. Con el conocimiento de quien ostenta un lugar en el olimpo de los grandes del tango, Stampone dijo: “Haciendo abstracción de la música, el vuelo del tango de fines del siglo XIX y, sobre todo, del siglo XX, es que se toca, se escucha y se baila como si fuera un concierto. Además, tiene los mejores poetas, sobre una misma música tiene dos letras distintas. Y, además, es muy emocionante ver a una pareja bailando bien un tango”. Duter precisó que en las raíces rioplatenses del tango entran, además de la tradición italiana y española, la de origen africano. “A esa riqueza cultural, hay que agregarle la que aportaron los criollos. Esos son los valores vigentes de nuestra identidad”. Para el poeta Horacio Ferrer, la protección de la Unesco servirá para hacer “renacer todo un corpus tanguero que ya nadie toca y está en peligro de extinción. No sólo hay olvido por lo pasado, sino también hay ignorancia de lo nuevo. Hay un repertorio moderno que es extraordinario. Pero, una parte se está anquilosando y eso es decisivo para pedir su protección. El tango es Río de la Plata”. En relación con la anhelada proclamación encarada por Buenos Aires y por Montevideo, el maestro Ferrer dio un corolario de lujo. “Con la letra de un tango revolucionario de mi inolvidable amigo Astor Piazzolla le diría a la Unesco: “Para lucirse ustedes, ¡declaren al tango Patrimonio Cultural de la Humanidad!”.

Il tango non può e non deve essere trasformato in un balletto spesso ridicolo con movenze scimmottesche solo per prendere più clienti. Vedo spesso gente sbellicarsi dalle risate ballandolo, e ciò significa che non hanno capito nulla di questo ballo e che forse i loro insegnanti, per superficialità, non hanno fatto sentire cos’è veramente il tango argentino. Il tango non è un semplice esercizio fisico con una musica di sottofondo. Il tango è cultura, il tango è passione, il tango è essere e non apparire, il tango è la vita. Vieni a trovarci e capirai