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Il violino nel tango

Il violino nel tango –

Stralcio dal libro “Il Tango delle parole-racconti e fantasie”
Il violino è uno strumento impiegato nel tango sin dalle prime incisioni.

Ma ancor prima, nelle ultime due decadi dell’800, veniva usato insieme al flauto e all’arpa, oppure con flauto, chitarra e clarinetto per accompagnare la danza. Più che musicisti possono definirsi suonatori, coloro che si applicavano a questi strumenti, tutti facilmente trasportabili, dunque adatti per essere suonati alle feste, ai ritrovi di strada o di cortile e anche nei vellutati saloni dei bordelli. Questi antesignani del tango scritto, non avendo dimestichezza con il pentagramma, sfruttavano soltanto “l’orecchio” e spesso improvvisavano. Per questo motivo di quel periodo in particolare non è rimasto nulla di trascritto o inciso: tutto è andato perso, salvo il ricordo, di per sé comunque ricco di fascino.

Poco dopo verrà introdotto un nuovo strumento: si chiamerà bandoneón. Ma questa è un’altra storia. 

Il secolo avanza e così il tango: si comincia a suonare nei caffè e nei teatri e anche la configurazione orchestrale si arricchisce. Si pensi che negli anni tra il 1901 e il 1907 le navi provenienti dall’Europa scaricano a Buenos Aires quasi ventimila pianoforti, oltre a milioni di immigrati. Agli inizi del 1900 il bandoneón, il violino ed il pianoforte compongono il classico trio, che negli anni ’10 diventa sexteto tipico: contrabbasso, due bandoneón, due violini e il pianoforte appunto. Questa evoluzione strumentale e musicale comporta che anche musicisti e direttori orchestrali diventino più colti e preparati. 

La musica viene scritta. Le incisioni stanno per arrivare. 

Tra le tantissime orchestre di tango attive in quegli anni, solo alcune privilegiano i violini rispetto al bandoneón o al pianoforte. Una di queste è l’orchestra di Carlos Di Sarli. I brani composti ed eseguiti dal “signore del tango” cominciano spesso con i violini, i cui fraseggi melodici valorizzano suoni di uguale altezza, anche se di timbro diverso. 

Tanti sono i compositori e direttori di orchestra di formazione e provenienza violinista: Juan D’Arienzo, Francisco Canaro, Julio De Caro, Enrique Francini, Alfredo Gobbi e altri. Un virtuoso che lascia ottima musica ma poca fama è l’ebreo polacco Szymsia Bajour, che suonò per tutti i grandi del tango (è lui il violino della prima versione di Astor Piazzolla di Adios Noniño), ma non veniva mai presentato per il nome impronunciabile…meglio comunque che fosse là in Argentina in quegli anni prima della guerra piuttosto che in Polonia…  
Perchè questa introduzione dedicata al violino?
Semplice, l’ 8 novembre del 1982 muore OSCAR SERPA. Cantante con grande tecnica, e un leggero, espressivo fraseggio. Passò per le formazioni di Di Sarli e Salgán, tra gli altri maestri. Sono però i 59 brani che registrò tra il 1942 e il 1947 con Osvaldo Fresedo che rimangono, per la maggior parte, insuperabili. Potremmo scegliere tra TELON, TE LLAMA VIOLIN, o COSAS VIEJAS: tutti e tre di fantastica finezza milonguera.
Ecco, ho scelto come brano musicale TE LLAMA MI VIOLIN
TE LLAMA MI VIOLIN

Composer: Elvino Vardaro

Lyricist: Cátulo Castillo
Eres una triste princesita

Que se muere en un palacio

De marfil y malaquita.

Yo soy un romero sensiblero

Que no tiene nada más

Que el cielo y su sendero.

Pero bajo el sol de los caminos

Soy el dueño del espacio

Con mis sueños peregrinos.

Tengo las estrellas

Y los vientos del confín,

Que cantan en la voz de mi violín.
————-TRADUZIONE————-
TI CHIAMA ILO MIO VIOLINO 
Sei una triste principessa 

Che muore in un palazzo 

Di vetro e malachite. 

Io sono un pellegrino sentimentalista 

Che non ha nient’altro 

Che il cielo ed il suo sentiero.

Ma sotto il sole dalle strade 

Sono il padrone dello spazio 

Coi miei sonni pellegrini. 

Ho le stelle 

Ed i venti del confine, 

Che cantano nella voce del mio violino.

Gianni Ninni

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