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Fileteado porteño

Fileteado

stile decorativo argentinò

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 Bene protetto dall’UNESCO

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Patrimonio immateriale dell’umanitàFilete porteño in Buenos Aires, una tecnica pittorica tradizionale

Fileteado Gardel Abasto Untroib.jpg

Fileteado, nella stazione sotterranea Carlos Gardel, Buenos Aires, Argentina. Opera di León Untroib.Stato

Argentina

ArgentinaInserito nel2015ListaLista rappresentativa del patrimonioScheda UNESCO(ARENESFR1069

Il fileteado (in spagnolo letteralmente “filettato”) è uno stile artistico della pittura e del disegno tipico della città di Buenos Aires, in Argentina, che si caratterizza per linee che diventano spirali, per colori forti, per l’uso ricorrente della simmetria, per effetti tridimensionali mediante ombre e prospettive e per un uso sovraccarico della superficie. Il suo repertorio decorativo include principalmente stilizzazioni di foglie, animali, cornucopie, fiori, bandierine e pietre preziose. Nel dicembre 2015 fu dichiarato patrimonio culturale immateriale dell’umanità dal Comitato Intergovernativo per la Salvaguarda dell’UNESCO.[1]

Nacque a Buenos Aires verso la fine del XIX secolo come un semplice ornamento per abbellire i carri a trazione animale che trasportavano alimenti e con il tempo si trasformò in un’arte pittorica propria di questa città, al punto tale che finì per diventare l’emblema iconografico che meglio la rappresenta. Generalmente si includono dentro l’opera frasi ingegnose, proverbi poetici o aforismi scherzosi, emotivi o filosofici, scritti a volte in lunfardo e con lettere ornate, generalmente gotiche o corsive. Molti dei suoi iniziatori facevano parte delle famiglie di immigranti europei, portando con sé alcuni elementi artistici che si combinarono con quelli del patrimonio creolo, creando uno stile tipicamente argentino.

Nel 1970 si organizza la prima esposizione del filete, avvenimento a partire del quale si diede al fileteado una maggiore importanza, riconoscendolo come un’arte della città e promuovendo la sua estensione a ogni tipo di superfici ed oggetti.

StoriaModifica

Carro fileteado in esposizione

Triciclo

Camion da carico fileteado(ES)

«Si Discépolo dijo que el tango es un pensamiento triste que se baila, el filete es un pensamiento alegre que se pinta.»(IT)

«Se Discépolo disse che il tango è un pensiero triste che si balla, il filete è un pensiero allegro che si dipinge.»(Ricardo Gómez, fileteador.[2])

L’inizio del fileteado si origina nei carri grigi, tirati dai cavalli, che trasportavano alimenti come latte, frutta, verdura o pane, alla fine del XIX secolo.

Un aneddoto, riferito dal fileteador Enrique Brunetti,[3] racconta che nell’Avenida Paseo Colón, che a quel tempo era il limite tra la città e il suo porto, esisteva un’officina di carrozzeria nella quale lavoravano collaborando in compiti minori due umili bambini di origine italiana, che diventeranno importanti fileteadores: Vicente Brunetti (che sarebbe stato il padre del summenzionato Enrique) e Cecilio Pascarella, rispettivamente di dieci e tredici anni di età. Un giorno il padrone chiese loro di dare una mano di vernice a un carro, essendo a quel tempo i carri nella loro totalità dipinti di grigio. Forse per una birichinata o solo per un esperimento, il fatto è che dipinsero le fiancate del carro a colori, e questa idea piacque al padrone. Tanto più che a partire da quel giorno altri clienti chiesero di dipingere le fiancate dei loro carri a colori, per cui altre imprese di carrozzeria imitarono l’idea. Così, secondo quanto narrato da Enrique, sarebbe iniziata la decorazione dei carri; il passo seguente fu colorare i riquadri degli stessi impiegando “filetti” (filetes) di diversi spessori.

L’innovazione successiva fu includere cartelli nei quali figuravano il nome del proprietario, il suo indirizzo e la specialità che trasportava. Questo compito in principio era realizzato da letteristi francesi che a Buenos Aires si dedicavano a dipingere insegne per le attività commerciali. Poiché a volte il ritardo per l’inserimento di queste scritte era notevole, il padrone dell’officina di Paseo Colón incaricò Brunetti e Pascarella, che avevano visto come facevano il lavoro i francesi, di realizzare loro le scritte, distinguendosi Pascarella nel fare i cosiddetti firuletes[Nota 1] che ornavano i cartelli e che sarebbero diventati caratteristici del fileteado.

Il pittore che decorava i carri veniva chiamato fileteador, giacché realizzava il lavoro con pennelli a pelo lungo o pennelli para filetear, ossia letteralmente “per filettare”. La parola filete, come la corrispondente italiana filetto, deriva infatti dal latino filum e indica il “filo” o bordo di una modanatura, riferendosi nell’arte a una linea sottile che serve da ornamento.

Trattandosi di un compito che si realizzava concludendo la sistemazione del carro e immediatamente prima di incassare il pagamento dal cliente, che era ansioso di recuperare il suo strumento di lavoro, il fileteado doveva realizzarsi con rapidità.

Modelo Ford 31 AA fileteado come una volta

Autobus del’anno 1947

Sorsero allora abili specialisti come Ernesto Magiori e Pepe Aguado, o artisti come Miguel Venturo, figlio di Salvador Venturo. Quest’ultimo era stato un capitano della Marina mercantile italiana che andando in pensione si stabilì a Buenos Aires, dove si dedicò al fileteado, incorporandovi motivi e idee della sua patria. Miguel studiò pittura e migliorò la tecnica di suo padre, venendo considerato da molti fileteadores come il pittore che diede forma al filete. A lui si deve l’introduzione di uccelli, fiori, diamanti e draghi nei motivi e nel disegno delle scritte sulle porte dei camion: di fronte al pagamento di imposte se i cartelli erano troppo grandi, Miguel ebbe l’idea di farli più piccoli, ma decorati con motivi simmetrici, formando fiori e draghi, perché fossero più appariscenti, disegno che si mantenne per molto tempo.

L’apparizione dell’automobile provocò la chiusura delle carrozzerie installate fuori delle città, per cui i carri e i sedioli dei campi e delle estancias (le grandi tenute agricole) dovettero essere portati nelle città per essere riparati dai danni occasionali. Facendolo, li si ornava anche con il fileteado e, così, il filete passò dall’ambiente urbano a quello rurale, diventando comune vedere carri campestre dipinti di verde e nero con filetti verde giallastro verde. Pablo Crotti fu un esperto nella fusione e fabbricazione di vetture. La sua carrozzeria, ubicata nelle vicinanze del barrio porteño di Floresta, fu una delle più famose del suo tempo.

Il camion eliminò dalla scena i carri per il trasporto alimentare e i primitivi “filettati” di questi si persero per sempre, giacché nessuno si prese il disturbo di conservare alcun modello per la posterità. D’altra parte, il camion presentava tutta una sfida per il fileteador per essere molto più grande e pieno di anfratti. Nelle imprese di carrozzerie lavoravano carpentieri, fabbri, pittori di liccio e fileteadores. Si trovavano fondamentalmente nei quartieri di LanúsBarracas e Pompeya. Il camion arrivava con il suo telaio e la sua cabina di fabbrica, e gli si fabbricava il cassone, che poteva essere di legno duro di lapacho o di pino, ben pulito per far credere che era buono, ma che in realtà durava molto meno. Poi, il fabbro forgiava i ferri creando ornamenti. Fileteado in una unità moderna

Il lavoro del fileteador arrivava alla fine e dipingeva su ponteggi. Soleva decorare i pannelli laterali di legno (tavoloni) con fiori e draghi, mentre la tavola principale si ornava con qualche tema proposto dal padrone. Il fileteador firmava nel tavolone o accanto al nome della carrozzeria.

Quando l’autobus di Buenos Aires (il cosiddetto colectivo porteño) cominciò a non avere più la dimensione di un’auto per passare ad essere una specie di camion modificato per trasportare gente, cominciò ad essere “filettato”. La superficie da dipingere mancava di divisioni come quelle del cassone del camion, era metallica e il filete da dipingere era più elementare, senza figura. Si usava molto, in compenso, la linea arabesca e i fregi, in forma orizzontale e che facevano il giro della carrozzeria del colectivo. Il nome dell’impresa si scriveva in lettere gotiche e il numero dell’unità soleva disegnarsi in maniera che si relazionasse con il numero della quiniela, il popolare gioco del lotto argentino. Il colectivero, ossia il conducente del veicolo, non voleva che questo assomigliasse a un camion di frutta e verdura, per cui i fiori erano “proibiti”. All’interno del colectivo si filettava occasionalmente la parte posteriore del sedile del conducente.

Tecnica

Caratteristiche e temi ricorrenti

Lettere e frasi

Esposizioni del filete

Maestri

Il fileteado attualmente

Giornata del filete

Note

Bibliografia

Altri progetti

Ultima modifica 5 mesi fa di LauBot

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Il contenuto è disponibile in base alla licenza CC BY-SA 3.0, se non diversamente specificato.

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