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Tj: ok il prezzo è giusto

mi sono chiesto spesso quale sia il prezzo corretto di un tj e chi lo decida. Ormai la quantità di gente che mette musica è esorbitante e tra loro ci sono grandi professionisti ma anche appena arrivati senza arte né parte.

Inoltre bisogna fare i conti con le varie ampiezze dei locali e reale partecipazione della gente. Ultimo ma non per ultimo i tj prendono tutto assolutamente in nero a fronte di denaro incassato in regola.

Facciamo un esempio pratico: una piccola milonga come la nostra e molte altre con una adesione di circa 40 persone di media che pagano 10 euro di ingresso.

Spese fisse se pagata la siae circa 70 euro, il rinfresco circa 2 euro a testa, il tj.

40 persone 400 euro meno 70 di siae meno 50 circa di buffet siamo a 280. se il tj prende di media 150 agli organizzatori restano 120 euro. Fare una serata di milonga dove più del 70 per cento va in spese è deleterio.

Mentre le spese di siae e rinfresco sono in chiaro il costo del tj è in nero.

Se almeno si potesse mettere la spesa del tj come costo, avrebbe un senso.

quindi o si organizzano eventi da 100 e più persone oppure bisognerebbe raddoppiare i prezzi delle serate.

Dai dati sopra riportati si evince che conviene fare il tj, almeno fino a che non inizieranno controlli a tappeto. Sarebbe ideale ma temo impossibile accordarsi fra locali e pagare tutti la stessa cifra ai tj. una parte fissa che copra le spese e una parte variabile per le persone effettivamente presenti in sala. Noi scuole stabili con costi fissi mensili facciamo fatica a tirare fuori i soldi e non sempre il tj è garanzia di ingressi.

io proporrei una copertura delle spese in base alla distanza percorsa più una percentuale sugli incassi.

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Tango? Ma che tango?

Si parla sempre di tango, se ne parlava e se ne parla oggi.

Ogni nuovo adepto al grande mondo del tango crede di avere la verità in tasca. Il tango è un ballo speciale con grandi implicazioni nella propria vita. Ballare tango non è solamente andare a ballare, è essere un tanguero nell’animo. Ci sono grandi similitudini tra come si è tutti i giorni e come si è nel tango.

Ci vuole però una grande esperienza per arrivarci. Per come viene insegnato oggi è un figurificio dove si fa credere alla gente di saper ballare. La verità, inoppugnabile è che se non balli la musica non stai davvero ballando.

Proviamo a pensare ad un batterista che nell’orchestra non tenga mai il tempo, che batta i tempi che gli pare.

Il nostro dovere di ballerini è ballare la musica, ed è la cosa in assoluto più difficile. Ci vuole la voglia di studiare duro. Meglio una camminata sulla musica che mille figure.

Che poi si balli in abbraccio chiuso o meno conta a mio parere molto poco. L’abbraccio dovrebbe essere gestito e usato in base allo spazio in sala e al piacere personale.

http://www.fattiditango.net

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lettera di una nuova allieva

perché un corso fattiditango?
leggi questa lettera
mi è stato chiesto di pubblicare questo scritto.

PERCHÉ IL TANGO

Il tango è un ballo che si sceglie intorno ai 40 anni. Perché? Mi sono chiesta io stessa perché avessi avuto la voglia di iscrivermi ad un corso di tango.

Un percorso strano, che arriva al desiderio di ballare direttamente dalla musica. Ascoltare un tango mi ha regalato la sensazione soave di non essere sola.

Le note inesorabili della malinconia di un tempo perduto. Quelle più briose di una speranza nuova. Ascoltare più volte lo stesso pezzo di tango non è monotono per me, ma è come assistere alla ciclicità delle stagioni, con il freddo di un inverno che arriva raggelandoti e poi il tepore della bella stagione che torna riscaldarti di nuovo, a donarti nuove emozioni.

Mi hanno chiesto perché il tango?
Riesco a rispondere a me stessa solo oggi. In astinenza da tango da due settimane.
Muovo ancora appena i primi passi, ma sento di avere una voglia infinita di un pavimento liscio sul quale consumare le suole delle mie bellissime scarpe rosse.

Il tango…. Perché? E perché si sceglie intorno ad una età importante come i 40?

Perché il tango è una storia di vita, condensata in pochi minuti…. Amori finiti, ricordi incombenti, malinconie e speranze. Non è forse intorno ai quaranta che si inizia a fare un bilancio della propria esperienza di vita? E la sensualità del tango non è forse perfetta metafora di quella voglia incredibile di fare l’amore che nasce dal bisogno quasi disperato di cancellare un dolore, una delusione, una perdita?

Ho avuto la fortuna casuale ed incredibile attraverso un passa parola di entrare in una scuola di tango per la lezione di prova, un paio di mesi fa.
L’accademia #fattiditango.
Inaspettatamente mi ha regalato una emozione incredibile con una lezione in cui sono entrata in contatto, occhi negli occhi, con i miei ormai compagni di corso. Ne sono rimasta colpita, entusiasta, emozionata fino ad avere, dopo molto tempo, nel petto un moto di felicità ed un sorriso da orecchio ad orecchio.

Scambiato uno sguardo, mi è parso di potermi affacciate con rispetto, nella vita di un altra persona. I dettagli non importano. È stata la sensazione, come ascoltando il tango, di essere in mezzo a persone che, come me, hanno una storia da raccontare.
In una sala da tango i segni del tempo non contano se non perché raccontano che hai percorso già un bel tratto del tuo cammino, ed è bello sentirsi valorizzati da questo, in controtendenza alla spasmodica ricerca di giovinezza eterna che regna nella nostra società.

Ed è una grande emozione sedere vicino a donne di varie età, nell’attesa di una tanda, perché vivo la sensazione di condividere un tratto di cammino con loro.

La scuola che frequento è particolare, speciale direi. Il maestro è Giuseppe Scarparo. Un uomo di una 50ina di anni che ha la stoffa del vero insegnante.
Perché? Perché si legge la passione vera di far si che i suoi allievi conquistino, attraverso regole ferree di rispetto degli altri e del tango, una cosa meravigliosa….. La libertà di esprimersi attraverso il corpo interpretando la magnifica musica del tango.
Perché non insegna coreografie, ma come un padre artistico insegna il fondamento di valori ed i concetti di fisica e meccanica che è stato capace di fondere nel suo metodo unico di insegnamento.
Un vero insegnate insegna ad imparare, lo dico da sempre.
Insegnando a sentire, seguire, guidare, rispettare gli spazi e i codici non scritti e non verbali del tango ci sta dando una lezione di “vita” nel senso che ci insegna il senso del tango ancora prima dei passi…. Ed il tango è davvero una delle più grandi metafore di vita che mi sia capitato di incontrare.

Il tango, spero di poterlo ballare, e bene, un giorno, sarebbe per me magnifico come capacità di espressione di una parte di me….. Ma anche non fosse…. Mi resta l’illusione di possederne almeno un poco il senso profondo…. E sento vibrare dentro di me quelle note, che continuano a suonare, anche quando le scarpe sono state riposte nel loro involucro e le luci sono spente sul parquet ormai deserto della sala.

EMANUELA CARETTA

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tango black Friday

vieni anche tu a provare il tango argentino.

Ti regaliamo 4 lezioni per provare se il tango è il tuo ballo o se già balli, se ti piace il nostro metodo di insegnamento. É risaputo il livello dei nostri allievi.

Vieni a trovarci, prova!

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tango, ballo o altro?

iniziamo con una fondamentale differenza tra il ballo e la danza per arrivare poi al tango.

Ballo:ballo s. m. [der. di ballare]. – 1. a. L’arte di ballare, cioè di muovere i passi e atteggiare le membra secondo determinate regole e seguendo un ritmo .

Danza: danza s. f. [dal fr. danse, deverbale di danser «danzare»]. – 1. a. In generale, da un punto di vista antropologico, insieme strutturato di movimenti ritmici del corpo con funzione mimica, simbolica, narrativa, ecc., solitamente associati alla musica, le cui caratteristiche variano con le epoche storiche, le aree geografiche, i contesti culturali, e i cui fini possono essere rituali, ludici, religiosi, celebrativi, ecc.; correntemente, nella società moderna e contemporanea, forma di espressione artistica (propriam., dclassica).

possiamo quindi chiaramente capire che per ballo si intenda una interpretazione col corpo mentre per danza si intendano movimenti per lo più coreografati e strutturati.

e il tango allora cos’è? sicuramente un ballo ma destrutturato dove ognuno fa ciò che desidera, quindi un ballo libero in qualche modo.

È un ballo sociale, nel senso che ci sono delle regole di convivenza da seguire.

Però è un ballo speciale perché non c’è interpretazione col corpo, come ad esempio la salsa, la disco o alcuni balli da sala.

Ebbene sì, il tango si cammina, lenti o veloci a seconda della musica.

Nessuna interpretazione col corpo, nessun movimento di braccia, solo passi di normale camminata. Il problema sono i media, che quando si ricerca tango su Google vengono mostrati due ballerini (coppia) che si muovono in mezzo ad altre persone che guardano o su un palco stanno danzando, cioè ballando una coreografia preparata.

Il vero tango invece si balla in una sala piena di altre coppie e nessuno si esibisce. Si balla per il piacere di ballare, di stare con gli altri ascoltando buona musica.

Il tango è un ballo per tutti proprio perché si cammina.

vieni a provare anche tu.

http://www.fattiditango.net

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pratica fattiditango

vieni anche tu alle nostre pratiche al mercoledì ore 21.30

benessere, serenità, tango.

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per insegnare tango

Per insegnare non servono diplomi o attestati, ma se vuoi insegnare e farti pagare si.

io li ho tutti, perché credo che sia giusto per i soci avere un insegnante diplomato.

è un po’ come avere la laurea, puoi anche non usarla ma ce l’hai.

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Fileteado porteño

Fileteado

stile decorativo argentinò

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 Bene protetto dall’UNESCO

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Patrimonio immateriale dell’umanitàFilete porteño in Buenos Aires, una tecnica pittorica tradizionale

Fileteado Gardel Abasto Untroib.jpg

Fileteado, nella stazione sotterranea Carlos Gardel, Buenos Aires, Argentina. Opera di León Untroib.Stato

Argentina

ArgentinaInserito nel2015ListaLista rappresentativa del patrimonioScheda UNESCO(ARENESFR1069

Il fileteado (in spagnolo letteralmente “filettato”) è uno stile artistico della pittura e del disegno tipico della città di Buenos Aires, in Argentina, che si caratterizza per linee che diventano spirali, per colori forti, per l’uso ricorrente della simmetria, per effetti tridimensionali mediante ombre e prospettive e per un uso sovraccarico della superficie. Il suo repertorio decorativo include principalmente stilizzazioni di foglie, animali, cornucopie, fiori, bandierine e pietre preziose. Nel dicembre 2015 fu dichiarato patrimonio culturale immateriale dell’umanità dal Comitato Intergovernativo per la Salvaguarda dell’UNESCO.[1]

Nacque a Buenos Aires verso la fine del XIX secolo come un semplice ornamento per abbellire i carri a trazione animale che trasportavano alimenti e con il tempo si trasformò in un’arte pittorica propria di questa città, al punto tale che finì per diventare l’emblema iconografico che meglio la rappresenta. Generalmente si includono dentro l’opera frasi ingegnose, proverbi poetici o aforismi scherzosi, emotivi o filosofici, scritti a volte in lunfardo e con lettere ornate, generalmente gotiche o corsive. Molti dei suoi iniziatori facevano parte delle famiglie di immigranti europei, portando con sé alcuni elementi artistici che si combinarono con quelli del patrimonio creolo, creando uno stile tipicamente argentino.

Nel 1970 si organizza la prima esposizione del filete, avvenimento a partire del quale si diede al fileteado una maggiore importanza, riconoscendolo come un’arte della città e promuovendo la sua estensione a ogni tipo di superfici ed oggetti.

StoriaModifica

Carro fileteado in esposizione

Triciclo

Camion da carico fileteado(ES)

«Si Discépolo dijo que el tango es un pensamiento triste que se baila, el filete es un pensamiento alegre que se pinta.»(IT)

«Se Discépolo disse che il tango è un pensiero triste che si balla, il filete è un pensiero allegro che si dipinge.»(Ricardo Gómez, fileteador.[2])

L’inizio del fileteado si origina nei carri grigi, tirati dai cavalli, che trasportavano alimenti come latte, frutta, verdura o pane, alla fine del XIX secolo.

Un aneddoto, riferito dal fileteador Enrique Brunetti,[3] racconta che nell’Avenida Paseo Colón, che a quel tempo era il limite tra la città e il suo porto, esisteva un’officina di carrozzeria nella quale lavoravano collaborando in compiti minori due umili bambini di origine italiana, che diventeranno importanti fileteadores: Vicente Brunetti (che sarebbe stato il padre del summenzionato Enrique) e Cecilio Pascarella, rispettivamente di dieci e tredici anni di età. Un giorno il padrone chiese loro di dare una mano di vernice a un carro, essendo a quel tempo i carri nella loro totalità dipinti di grigio. Forse per una birichinata o solo per un esperimento, il fatto è che dipinsero le fiancate del carro a colori, e questa idea piacque al padrone. Tanto più che a partire da quel giorno altri clienti chiesero di dipingere le fiancate dei loro carri a colori, per cui altre imprese di carrozzeria imitarono l’idea. Così, secondo quanto narrato da Enrique, sarebbe iniziata la decorazione dei carri; il passo seguente fu colorare i riquadri degli stessi impiegando “filetti” (filetes) di diversi spessori.

L’innovazione successiva fu includere cartelli nei quali figuravano il nome del proprietario, il suo indirizzo e la specialità che trasportava. Questo compito in principio era realizzato da letteristi francesi che a Buenos Aires si dedicavano a dipingere insegne per le attività commerciali. Poiché a volte il ritardo per l’inserimento di queste scritte era notevole, il padrone dell’officina di Paseo Colón incaricò Brunetti e Pascarella, che avevano visto come facevano il lavoro i francesi, di realizzare loro le scritte, distinguendosi Pascarella nel fare i cosiddetti firuletes[Nota 1] che ornavano i cartelli e che sarebbero diventati caratteristici del fileteado.

Il pittore che decorava i carri veniva chiamato fileteador, giacché realizzava il lavoro con pennelli a pelo lungo o pennelli para filetear, ossia letteralmente “per filettare”. La parola filete, come la corrispondente italiana filetto, deriva infatti dal latino filum e indica il “filo” o bordo di una modanatura, riferendosi nell’arte a una linea sottile che serve da ornamento.

Trattandosi di un compito che si realizzava concludendo la sistemazione del carro e immediatamente prima di incassare il pagamento dal cliente, che era ansioso di recuperare il suo strumento di lavoro, il fileteado doveva realizzarsi con rapidità.

Modelo Ford 31 AA fileteado come una volta

Autobus del’anno 1947

Sorsero allora abili specialisti come Ernesto Magiori e Pepe Aguado, o artisti come Miguel Venturo, figlio di Salvador Venturo. Quest’ultimo era stato un capitano della Marina mercantile italiana che andando in pensione si stabilì a Buenos Aires, dove si dedicò al fileteado, incorporandovi motivi e idee della sua patria. Miguel studiò pittura e migliorò la tecnica di suo padre, venendo considerato da molti fileteadores come il pittore che diede forma al filete. A lui si deve l’introduzione di uccelli, fiori, diamanti e draghi nei motivi e nel disegno delle scritte sulle porte dei camion: di fronte al pagamento di imposte se i cartelli erano troppo grandi, Miguel ebbe l’idea di farli più piccoli, ma decorati con motivi simmetrici, formando fiori e draghi, perché fossero più appariscenti, disegno che si mantenne per molto tempo.

L’apparizione dell’automobile provocò la chiusura delle carrozzerie installate fuori delle città, per cui i carri e i sedioli dei campi e delle estancias (le grandi tenute agricole) dovettero essere portati nelle città per essere riparati dai danni occasionali. Facendolo, li si ornava anche con il fileteado e, così, il filete passò dall’ambiente urbano a quello rurale, diventando comune vedere carri campestre dipinti di verde e nero con filetti verde giallastro verde. Pablo Crotti fu un esperto nella fusione e fabbricazione di vetture. La sua carrozzeria, ubicata nelle vicinanze del barrio porteño di Floresta, fu una delle più famose del suo tempo.

Il camion eliminò dalla scena i carri per il trasporto alimentare e i primitivi “filettati” di questi si persero per sempre, giacché nessuno si prese il disturbo di conservare alcun modello per la posterità. D’altra parte, il camion presentava tutta una sfida per il fileteador per essere molto più grande e pieno di anfratti. Nelle imprese di carrozzerie lavoravano carpentieri, fabbri, pittori di liccio e fileteadores. Si trovavano fondamentalmente nei quartieri di LanúsBarracas e Pompeya. Il camion arrivava con il suo telaio e la sua cabina di fabbrica, e gli si fabbricava il cassone, che poteva essere di legno duro di lapacho o di pino, ben pulito per far credere che era buono, ma che in realtà durava molto meno. Poi, il fabbro forgiava i ferri creando ornamenti. Fileteado in una unità moderna

Il lavoro del fileteador arrivava alla fine e dipingeva su ponteggi. Soleva decorare i pannelli laterali di legno (tavoloni) con fiori e draghi, mentre la tavola principale si ornava con qualche tema proposto dal padrone. Il fileteador firmava nel tavolone o accanto al nome della carrozzeria.

Quando l’autobus di Buenos Aires (il cosiddetto colectivo porteño) cominciò a non avere più la dimensione di un’auto per passare ad essere una specie di camion modificato per trasportare gente, cominciò ad essere “filettato”. La superficie da dipingere mancava di divisioni come quelle del cassone del camion, era metallica e il filete da dipingere era più elementare, senza figura. Si usava molto, in compenso, la linea arabesca e i fregi, in forma orizzontale e che facevano il giro della carrozzeria del colectivo. Il nome dell’impresa si scriveva in lettere gotiche e il numero dell’unità soleva disegnarsi in maniera che si relazionasse con il numero della quiniela, il popolare gioco del lotto argentino. Il colectivero, ossia il conducente del veicolo, non voleva che questo assomigliasse a un camion di frutta e verdura, per cui i fiori erano “proibiti”. All’interno del colectivo si filettava occasionalmente la parte posteriore del sedile del conducente.

Tecnica

Caratteristiche e temi ricorrenti

Lettere e frasi

Esposizioni del filete

Maestri

Il fileteado attualmente

Giornata del filete

Note

Bibliografia

Altri progetti

Ultima modifica 5 mesi fa di LauBot

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Come imparare il tango?

pensiamo ad altre attività quali la musica, una lingua straniera, la macchinaBallare, lo sci, il computer o un libro

se vuoi davvero imparare o capire qualcosa devi partire dall’inizio. Dal solfeggio per la musica, dall’inizio del libro per la lettura, dalla presciistica per non romperti una gamba ecc ecc.

Il tango è un ballo complesso che per essere ben ballato va capito e studiato con attenzione.

La maggioranza dei sistemi di insegnamento si basa sulla ripetizione mnemonica di figure, in modo che il malcapitato allievo creda, ripeto creda, di aver capito già tutto.

Un po’ come imparare un brano a memoria tipo “per Elisa” al pianoforte oppure le famose frasi fatte di una lingua straniera, che presupponga però una risposta certa e mai diversa.

il tango è un colloquio a due invece dove ad ogni domanda corrisponde una risposta uguale o contraria.

secondo me, dopo anni di studio del tango, in diversi ambiti, è fondamentale il solfeggio o imparare prima l’alfabeto per poi creare le prime parole e poi le prime frasi e poi finalmente parlare la lingua studiata.

Con questo metodo fattiditango il tango diventa davvero per tutti, e chiunque a qualsiasi età potrà impararlo davvero, non credere di saperlo ballare.

Ci vuole studio, introspezione , pazienza e umiltà.

se vuoi provare ti aspettiamo per farti provare. Non ti devi iscrivere subito, devi solo provare serenamente se ti piace.

sede di Mestre puoi venire a provare lunedì giovedì o venerdì alle ore 20.30

Abiti comodi e calzini

sede di Portogruaro, via Fabio filzi 5 al venerdì ore 20.30

info al 3806457808

portate l’anima, senza quella non si può ballare