Il nostro metodo di lavoro

Due parole dal maestro

L’insegnamento di un ballo come il tango non si discosta molto da quello di una lingua straniera o di qualsiasi altra arte o scienza.

Dopo anni di esperienza nel campo dell’insegnamento, prima come insegnante di materie giuridiche ai tempi dell’università e poi come formatore nelle varie aziende, ho infatti appreso che non è fondamentale ciò che si dice ma ciò che viene percepito dagli allievi.

L’obiettivo di chi insegna deve essere sempre ed indipendentemente dalla materia trattata quello di portare a tutti i destinatari il proprio messaggio.

Per far questo, un buon insegnante si impegna prima di tutto a capire il suo allievo così da adattare modi ed espressioni al carattere e alla personalità della persona. Per questo nella nostra scuola le classi sono composte da un massimo di 5 o 6 coppie!

Anni fa (18) quando feci il mio primo passo di tango in una scuola a Bologna mi venne insegnata la “salida basica”. Fu il primo approccio e mi rovinò per molto tempo il modo di ballare finché leggendo e studiando capii che il tango era, è e sarà sempre tutt’altro.

Chi balla e conosce questo mondo sa bene che il tango argentino è un ballo di improvvisazione. Improvvisazione non significa che non ci siano regole o che non sia necessaria una profonda conoscenza del proprio corpo prima di potersi esprimere liberamente, bensì semplicemente che non si imparano a memoria figure prestabilite.

Il bello del tango è che sono i vostri movimenti e cambi di peso a trasformarsi in figure.

Io, che sono innanzitutto un maestro di danza, conoscendo il corretto asse, equilibrio, posizione dei piedi ecc., per prima cosa devo insegnare a tutti gli allievi a trovare la loro postura corretta.

Una volta fatto questo il mio obiettivo è quello di accompagnarVi nel mondo del tango, chiarendone i tanti perché (dal come si balla alle sue regole di stile e comportamento).

La tv spazzatura fa spesso, ahimé, vedere un ballo chiamato tango e che tango non è!

Molti iniziano con l’insegnare la salida basica, poi la salida cruzada e poi e poi … Figure su figure, imparate dagli allievi a memoria, che non fanno altro se non eliminare la caratteristica peculiare del tango, l’improvvisazione, che sommata all’abbraccio stretto rende questo ballo unico al mondo.

Quindi nessuna figura ma possibilità per gli allievi di poter creare il loro personalissimo tango.

Su di me, oltre alle informazioni curriculari che Vi ho già sopra fornito ed alle diverse esibizioni che vi lascio scoprire curiosando nel sito, posso dirvi che pur dopo più di dieci anni di incessante pratica e studio di questo intrigante ballo ne sono ancora intensamente appassionato. Anzi a dire il vero, col tempo ho imparato ad apprezzarlo ancora di più!

Il mio obiettivo sarebbe proprio quello di trasmetterVi questa passione! E ciò intendo farlo, con una giusta dose di severità su postura, asse ed eleganza, insegnandovi quali siano le regole “codigos“della milonga, uniche nel loro genere.

Quali le doti del buon “maestro”?

IL MAESTRO ASSUMA NEI CONFRONTI DEI SUOI ALLIEVI LA DISPOSIZIONE D’ANIMO DI UN PADRE”

Si potrebbe pensare che questa frase è tratta da un saggio di Confucio o di qualche altro saggio Cinese, in realtà è tratta da un testo di Quintiliano. Nello stesso testo il padre della pedagogia ci informa che un buon maestro deve essere severo e nello stesso tempo tollerante, disponibile verso gli allievi e sopratutto attento a non ferire la loro sensibilità. Certo è improbabile che Quintiliano si riferisse ad un maestro di tango argentino, ma la figura del Maestro e i principi che regolano l’insegnamento sono gli stessi in tutte le discipline.

Questo ci dimostra una cosa molto importante. La cultura latina e quella orientale, su questo argomento, sono arrivate alla stessa conclusione: un buon Maestro deve saper fare una sola cosa, INSEGNARE la propria Arte, quale che sia, e trasmettere ai propri allievi quei principi morali che la caratterizzano.

Come si fa a riconoscere un Buon Maestro? Non è una domanda da poco, tutti coloro che si avvicinano al mondo delle tango per la prima volta hanno non poche difficoltà a barcamenarsi nel mare degli Stili, delle Federazioni, delle Scuole che spesso la valutazione dell’insegnante passa in secondo piano. Cosa molto sbagliata, perché se si pratica il miglior Stile del mondo con un insegnante incompetente non si apprenderà comunque niente di buono.

Vediamo quindi qualche buon consiglio per la ricerca di un buon professionista, sottolineando però che non esiste un metodo per valutare una persona ‘a prima vista’, bisogna comunque provare il suo metodo per rendersi conto se è l’insegnante che fa per noi o meno.

Ecco alcuni spunti:

1. Osservare gli Allievi (ovvero “dimmi come ballano i suoi allievi”)
‘I frutti non cadono mai lontano dall’albero’ quello che ci interessa del nostro Maestro non è che sia invincibile, ma che sia in grado di insegnarci l’arte che abbiamo scelto, e il modo migliore per capire se è in grado o meno di farlo è vedere se l’ha già fatto con qualcun altro. Per cui osserviamo i suoi allievi, sopratutto quelli che lo seguono da più tempo. Se hanno una buona preparazione tecnica sull’arte che abbiamo scelto probabilmente hanno avuto un buon insegnante. Senza prestare molta attenzione a quello che dicono (a parlare sono buoni tutti!), osserviamo come si muovono e cosa sono in grado effettivamente di fare.

2. Gli ex. Allievi
Tutti i Maestri, anche i più bravi, hanno degli ex allievi, che per svariati motivi hanno preferito trovare nuove strade, è molto utile sapere quali siano questi motivi. Come sempre tutto ciò che ci viene detto va filtrato, perché le ragioni per le quali uno cambia Maestro/Insegnante sono infinite (ad esempio: se chiediamo informazioni su un Insegnante ai suoi ex allievi e su 20 risposte 18 ci dicono che lo hanno lasciato per problemi logistici ma lo reputano un buona tecnico, mentre solo 2 ce ne parlano male, possiamo ragionevolmente supporre che le 2 ‘recensioni’ negative siano fisiologiche in un ambiente come questo).

3. Essere Obiettivi
Esiste un vizio che è presente sopratutto nelle scuole tradizionali. Quello di osannare gli insegnanti, in particolar modo i capiscuola, i quali vengono descritti come dei semidei, e per un bizzarro meccanismo sociologico, se non stiamo attenti prima che ce ne rendiamo conto anche noi li descriviamo come tali. Se vogliamo valutare bene un insegnante l’unica cosa da fare sarà quella di seguire qualche lezione nella sua palestra cercando il più possibile di essere obbiettivi. Se ci dicono che fa salti di 1,5 metri, aspettiamo di vederglielo fare; se invece ci dicono che è in grado di volare (ma non lo fa vedere a nessuno perché è modesto!) imbocchiamo la porta di uscita per non ritornare più. Anche su quello che vediamo dobbiamo mettere un filtro: ad esempio, molto spesso quando si osserva un Maestro fare delle figure complesse si pensa che sia bravissimo solo perché riesce a fare dei passi per l’allievo difficilissimi. Bisogna contestualizzare ciò che vediamo e non lasciarci impressionare dagli effetti speciali che ci vengono presentati e che in buona parte sono dati dal sacrosanto rispetto che gli allievi hanno nei confronti del proprio insegnante.

4. Valutare sue conoscenze teoriche
Per fare questo si può procedere in 2 modi: 

  1. confrontare ciò che ci dice con ciò che sappiamo;
  2. confrontare ciò che ci dice con quello che ha detto la volta precedente.

Il primo modo naturalmente richiede una conoscenza da parte nostra della materia. Internet ci può naturalmente essere d’aiuto, sempre facendo però attenzione a valutare la fonte delle informazione che troviamo sulla rete.
In ogni caso è utilissimo anche confrontarci con il Maestro, chiedere spiegazioni e valutare in questo modo anche la sua propensione al dialogo. Un buon Maestro non pensa di essere infallibile, e in un campo in cui la storia si mischia alla leggenda chiunque, anche i migliori, possono avere un informazione sbagliata su qualche dettaglio. Guardiamo sempre alla sostanza delle cose! Se tutti i maestri dicono che 2 + 2 = 4 ….. chiediamoci perché il pallottoliere del nostro Maestro dice che il risultato è 3!

5. Valutare le sue conoscenze pratiche
Qui occorre fare una piccola precisazione: per essere un buon insegnante non necessariamente bisogna essere i migliori in quel campo (il coach di Tyson le prenderebbe dal più scarso degli avversari del suo allievo!). Quello che conta è essere chiari nelle spiegazioni, sapere osservare gli errori degli allievi per correggerli e sopratutto aver voglia di trasmettere le proprie conoscenze. Se il nostro Maestro non ha queste doti, anche se è il migliore del mondo, NOI non ne avremmo nessun vantaggio! Quindi, meglio avere un ballerino scarso ma che sappia insegnare che uno eccezionale che pensa solo a insegnare a sè stesso.
Detto questo, però bisogna ammettere che se quando ci fa vedere come si fa una sacada la fa tutto storto, visto che noi apprendiamo principalmente per imitazione, probabilmente lo faremo storto anche noi ….

Quindi il concetto è: non pretendiamo che sia perfetto in ogni suo movimento (anche perché non lo è nessuno!), ma non accettiamo nemmeno insegnanti che non siano in grado di muoversi!

6. La sua ‘Discendenza’
Questa è una cosa che vale sopratutto per gli stili tradizionali ma non solo: bisogna capire da chi ha imparato il nostro insegnante.

Sarebbe troppo onesto e apprezzabile dire ‘Ho imparato dai libri e dai video del Maestro Tizio’ oppure ‘Ho fatto 2 lezioni con il Maestro Tizio, non posso dire di essere un suo allievo perché 2 lezioni sono troppo poche, ma comunque ho imparato da lui’!
Perché in realtà non c’è niente di male a imparare da un video se, ad esempio, ti ha dato delle buone basi, magari di uno stile molto simile …. quello che conta è l’onestà del Maestro, perché è la stessa onestà che riverserà nell’insegnamento.

Se manteniamo l’obbiettività di cui parlavamo prima non ci sarà comunque difficile capire quando il nostro Maestro ‘la sta sparando grossa’!

8. Tradizionale o Sportivo
Nel mondo del tango per quanto riguarda la ricerca del Maestro, se vogliamo trovare un vero maestro di tango dobbiamo considerare che lo stile tradizionale deve alla lunga diventare uno stile di vita e quindi il Maestro dovrà essere un vero e proprio Maestro di vita.

Quello a cui però dobbiamo stare attenti è che questo sia un passaggio naturale. Il rapporto tra Maestro e Allievo si costruisce con il tempo, e un buon Maestro non viene mai a dirVi cosa DOVETE fare della vostra vita privata (sopratutto se non glielo chiedete!) ….

Un GRANDE MESTRO Vi farà vedere con il suo comportamento come si vive il tango secondo certi valori, sarà un esempio nel ballo e Vi dimostrerà come è possibile ballare nel rispetto dei codigos.

Se invece cerca di imporVi il suo modo di vedere le cose (e spesso in situazioni simili si comportano all’opposto!), predica bene ma razzolano male …. Sarà molto difficile da ‘smascherare’ come cattivo Maestro se ci concentriamo su quello che dice e sul suo carisma …. ma altrettanto facile se osserveremo oggettivamente le sue azioni, mettendole in relazione con quello che dice.
Se invece stiamo cercando un insegnante di figure ….. allora tutto è più semplice, concentriamoci sulla tecnica e lasciamo perdere il resto. Ma allora non troveremo mai un Maestro di Tango!

Questi sono solo alcuni consigli per barcamenarsi in un mondo, quello del tango argentino, in cui troppi individui si spacciano per quello che non sono, improvvisandosi come insegnanti di tango dopo aver fatto uno o due corsi casarecci! Insomma, prestate attenzione!

3 risposte a "Il nostro metodo di lavoro"

  1. Ballo da un’anno condivido tutto quello che ha scritto ..
    Aggiungo che dopo aver provato varie insegnanti con delle lezioni private nessuno dice la verità’ sul tango.. mi spiego meglio se una persona e’ portata con molta facilità’ apprende proprio perché’ lo ha dentro come quando si comincia a giocare a calcio vedi subito chi è’ portato e chi no… quindi queste insegnanti non ti danno quelle informazioni chiave per farti apprendere prima possibile ho notato pure che c’è’ da parte di tutti coloro che sanno di più’ un’interesse a non farti capire troppo meglio essere in pochi ad essere bravi .. Detto questo la mia conclusione che una volta che si ha una base bisogna lavorare molto sull’improvvisazione guardare molto e metterci tutta la passione che si ha.. se aspetti gli insegnanti stai fresco per loro è’ solo una questione economica ..
    Saluti ..

  2. Non so bene cosa dire per non essere banale e pet non apparire come la solita ruffiana che dice bene a chi le conviene nel momento giusto o con le persone giuste. Quando sono arrivata alla scuola Fattiditango avevo 10 anni di tango alle spalle. Non ho nessuna intenzione di rinnegare quello che è stato. Evidentemente ansava bene così. Poi ad un tratto ho capito che volevo imparare il tango, sì quello che di balla in milonga, connessione, emozione una cosa bellissima. Perché all’improvviso ho scoperto che cosa era. E volevo ritrovarlo. Da un po’ oebsavo di frequentare questa scuola ma per vari motivi non l’ho fatto. Poi ho deciso. Giuseppe è il maestro che volevo, a parte che ce l’ho tutto per me quando vado a lezione na comunque penso che il suo metodo sia lo stesso…il tango non è un ballo maschilista perché se io provo quelle emozioni che sento è condivisione, è provare quasi uno sballo e se comincio a provare ciò sempre più spesso….allora ho trovato la scuola giusta. Ciao!

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